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« Risposta #15 il: 02 Maggio, 2012, 17:10:14 pm »
Una tripla di Maarty Leunen permette a Cantù di espugnare il PalaBiella e mantenere la seconda piazza in classifica in coabitazione con Milano, che inanella il sesto successo consecutivo battendo Teramo e firma il nuovo play-guardia, Justin Dentmon. Il posticipo va a Bologna che aggancia Pesaro

 
 
 
 
 
Siena sempre più leader della stagione regolare, Cantù e Milano tengono il passo nel duello a distanza per la piazza d\'onore. La 15esima giornata di ritorno del massimo campionato di basket incorona ancora la Montepaschi, che nel big-match del PalaEstra interrompe la marcia del Banco di Sardegna vincendo per 92-85. Grandi protagonisti, tra i biancoverdi di Pianigiani, Lavrinovic, a referto con 25 punti in 20 minuti, e Aradori (20); i sardi, sempre costretti a rincorrere, si consolano con i 22 punti di Easley e i 20 di Drake Diener.
Approfittando anche di una Banca Tercas Teramo con la pancia piena per la salvezza raggiunta e arrabbiata con la società per alcuni stipendi non pagati, l\'Ea7 Emporio Armani non trova particolari ostacoli nell\'imporsi, al Mediolanum Forum, per 83-64. Nonostante il divario netto tra i due quintetti, il top-scorer è tra gli abruzzesi (21 punti di Amoroso), mentre nell\'Olimpia si distingue Cook (16) e Gentile (12) dalla panchina. Nel frattempo Milano annuncia l\'ufficialità del nuovo acquisto: arriva l\'atteso Justin Dentmon, play-guardia che si è appena laureato campione della D-League con gli Austin Toros segnando 30 punti nella decisiva gara-3 delle finali.
Diversa la vittoria della Bennet al Lauretana Forum: i canturini la spuntano per 77-76 sui padroni di casa dell\'Angelico Biella con la tripla decisiva di Leunen. A fare la differenza, per i biancoblù di Trinchieri, è Perkins, capace di contribuire con 20 punti, uno in più di Pullen.
Fuori dai play-off come lo scorso anno, l\'Acea Roma rimedia l\'ennesimo stop stagionale al PalaTiziano, finendo sconfitta per 76-70 contro la già retrocessa Novipiù Casale Monferrato nonostante i 20 punti di Datome (15 di Temple tra i piemontesi).
La Cimberio Varese invece non si fa sfuggire l\'occasione e sfrutta il primo match-ball per accedere ai play-off: i biancorossi di Recalcati vincono per 78-66 il derby con la Vanoli Braga Cremona, messa al tappeto dai 18 punti Stipcevic (stesso bottino, in campo avverso, per Rich).
Nel posticipo dal sapore di post-season, successo della Canadian Solar Bologna, che batte per 73-64 la Scavolini Siviglia Pesaro sebbene, tra i marchigiani, White ne sigli 22. Affermazione convincente anche per la Fabi Shoes Montegranaro, che alPalaRossini di Ancona batte 96-85 la Otto Caserta con 24 punti di Ivanov e 21 di Mazzola.
« Ultima modifica: 02 Maggio, 2012, 17:10:50 pm da SPIRITO »
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« Risposta #16 il: 03 Maggio, 2012, 16:25:40 pm »
San Antonio Spurs e Indiana Pacers strapazzano Utah Jazz e Orlando Magic e conducono le rispettive serie 2-0 e 2-1. I Memphis Grizzlies con un grande Rudy Gay rispondono al ko di gara uno e riportano la serie con i Los Angeles Clippers in parità

 
 
 

 
 
 
 
 
Orlando Magic-Indiana Pacers 74-97 (Serie sul 2-1 Pacers)
Gli Indiana Pacers violano l\'Amway Center con una gara ai limiti della perfezione e tornano a condurre la serie contro gli Orlando Magic. Splendida la prova dei ragazzi di coach Vogel che dominano a rimbalzo, serrano i ranghi in difesa, mandano quattro quinti del quintetto base in doppia cifra e riconquistano il vantaggio del fattore campo in una serie che ora sembra in mano ai gialloblù. Se a trascinare in attacco gli ospiti ci pensa la premiata ditta formata da Danny Granger (autore di 26 punti e 9 rimbalzi) e Roy Hibbert (doppia doppia 18 punti e 10 rimbalzi), gara tre Indiana la domina sporcando le percentuali oltre l\'arco dei Magic, che tirano con un pessimo 5/15 da tre punti e pagano l\'orrenda serata di Ryan Anderson (7 punti con 2/6 dal campo), Hedo Turkoglu (5 punti) e Jason Richardson (8 punti con 2/8 al tiro). In casa Magic l\'unico a giocare sui i suoi standard è Glen Davis che segna 22 punti che non cambiano la storia di un match segnato sin dai primi minuti.
Memphis Grizzlies-Los Angeles Clippers 105-98 (Serie sul 1-1)
Dopo la clamorosa sconfitta in rimonta dal -27 di due giorni fa i Memphis Grizzlies battono i Los Angeles Clippers e impattano la serie sull\'1-1. Questa volta a Chris Paul e compagni non riesce l\'impresa di recuperare il deficit in doppia cifra per merito soprattutto dei ragazzi di Hollins che nel quarto quarto, grazie ai canestri di uno scatenato OJ Mayo (autore di 10 dei suoi 20 punti totali negli ultimi 12\' di partita), riescono a sigillare un successo determinante. Grande amaro per i Clippers che tirano con ottime percentuali dal campo (56% da due punti e 9/16 da oltre l\'arco dei tre punti), hanno 51 punti dalla coppia Paul (29 punti, 6 assist e 5 palle recuperate) Griffin (22 punti e 9 rimbalzi) ma pagano l\'importante deficit a rimbalzo (37 a 28) e soprattutto le 21 palle perse che garantiscono tanti punti facili ai Grizzlies che spediscono sei uomini in doppia cifra (Gay 21, Conley 19, Randolph 15, Allen 10) e riescono a vincere nonostante un tragico 16% da tre punti (2/12).
San Antonio Spurs-Utah Jazz 114-83 (Serie sul 2-0 Spurs)
San Antonio ridicolizza gli Utah Jazz che rimediano una sconfitta di 31 punti, la seconda più umiliante nella storia della franchigia mormona dai playoff del lontano 1998 (sconfitta di 42 punti nella finale Nba contro i Chicago Bulls di Jordan e Pippen). Imbarazzante la superiorità degli Speroni che, nel giorno in cui Popovich riceve il premio di coach dell\'anno, ripagano il loro coach con una prova al limite della perfezione sui due lati del campo. A trascinare al successo i texani è il solito Tony Parker (18 punti e 9 assist) che guida un gruppo di sette uomini in doppia cifra (oltre al play franco belga segnano 10 o più punti anche Duncan, Diaw, Leonard, Neal, Blair e Green). Ai Jazz, che tirano con un pessimo 34% dal campo e un 1/6 da tre punti, non sono sufficenti i 10 punti di Josh Howard e Al Jefferson per evitare questa clamorosa debacle.
« Ultima modifica: 03 Maggio, 2012, 16:26:11 pm da SPIRITO »
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« Risposta #17 il: 05 Maggio, 2012, 09:50:27 am »
Sorprese nella notte di playoff Nba. Philadelphia sfrutta il fattore campo e si porta in vantaggio nella serie contro i Chicago Bulls che oltre a Rose rischiano di perdere per infortunio anche Noah. I Nuggets di Gallinari (13 punti) riaprono la serie coi Lakers. Boston batte Atlanta all\'overtime
 
 
 
 
 
 
 
Philadelphia 76\'ers-Chicago Bulls 79-74
Dall\'inferno al ritorno. Dopo il successo allo United Center di tre giorni fa i Philadelphia 76\'ers davanti al pubblico amico riescono nell\'impresa di rimontare con un grande quarto quarto uno svantaggio in doppia cifra ai Chicago Bulls e si portano sul 2-1 in una serie che ora è più aperta che mai. I Tori ora tremano davvero e iniziano a temere una clamorosa eliminazione al primo turno contro i ragazzi di Doug Collins che ora iniziano a crescere nell\'impresa di buttare fuori la squadra con il miglior record della Lega. Anche perché la Dea bendata continua a voltare le spalle alla franchigia dell\'Illinois che dopo aver perso in gara uno il suo leader Derrick Rose ora rischia di dover rinunciare anche a Joakim Noah, uscito durante l\'ultimo periodo per un problema a una caviglia e che non è più rientrato sul parquet.
Proprio l\'uscito del big man francese è stata la svolta del match per Phila che, trascinata dai canestri del suo centro Spencer Hawes (21 punti e 9 rimbalzi con 10 punti nel 4° quarto), è riuscita a rimontare 14 punti di svantaggio negli 10\' di gioco con un parziale devastante di 26 a 7. "Sappiamo di giocare contro un\'avversaria che sta incontrando diversi problemi con dagli infortuni - ha raccontato a fine partita un raggiante Doug Collins - e sono convinto che la nostra maggiore freschezza abbia fatto la differenza questa sera. Ciò non toglie che la nostra difesa sia stata super. I miei ragazzi hanno mostrato più che mai orgoglio e cuore". La straordinaria prova difensiva dei 76\'ers è dimostrata anche da un dato: mai nella loro storia Philadelphia aveva lasciato l\'avversario con 74 punti a referto. Oltre a Hawes, notevole anche la partita di Jrue Holiday (17 punti, 6 rimbalzi e 6 assist) di Turner (16 punti e 9 rimbalzi) e di Lou Williams (14 punti in uscita dalla panchina). Ai Bulls, che hanno tirato con un pessimo 4-14 da tre punti e col 37% dal campo, le uniche notizie positive in una serata da dimenticare arrivano dalla doppia doppia di Boozer (18 punti e 10 rimbalzo) e dai 17 punti (4/15 al tiro) del redivivo Rip Hamilton. "E\' una brutta sconfitta per noi indubbiamente - ha detto nel dopo partita Luol Deng - ma questo gruppo ha la forza per risorgere. Siamo in pochi ma siamo abituati a lottare e a dare tutto sul parquet. Dobbiamo correggere alcune cose ma domenica in gara 4 possiamo vincere".
Boston Celtics-Atlanta Hawks 90-84 (ot)
Dopo aver saltato la sfida di martedì per il doppio tecnico ricevuto in gara uno, Rajon Rondo entra nella serie contro Atlanta e con la 20esima tripla doppia della sua carriera trascina i Celtics al successo contro gli Hawks, che con questo ko sono sotto 2-1 nella serie. Per Boston buone notizie arrivano anche dal rientro di Ray Allen che, smaltito l\'infortunio alla caviglia, ha realizzato 13 punti uscendo dalla panchina. Il mattatore per Boston però è stato il play biancoverde che con 17 punti, 14 rimbalzi e 12 assist è stato un assoluto enigma per i ragazzi di coach Drew. I Celtics, grazie ai canestri di Pierce (21 punti) e Garnett (20 punti e 13 rimbalzi), volano sul +7 con sette minuti sul cronometro ma Atlanta (che oltre ad Horford è priva anche di Josh Smith e Pachulia) grazie alle giocate del duo Johnson-Teague (autori rispettivamente di 29 e 23 punti) colmano il gap e riescono a portare la gara in equillibrio a 1\'23" (80 a 80). Entrambe le squadre falliscono il tiro della vittoria e si va ai supplementari dove i Celtics mostrano maggiore energia e riescono a mettere le mani sulla W.
Denver Nuggets-La Lakers 99-84
« Ultima modifica: 05 Maggio, 2012, 09:50:56 am da SPIRITO »
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« Risposta #18 il: 06 Maggio, 2012, 10:30:27 am »
Mentre Indiana compie un bel passo avanti verso la semifinale di Conference vincendo la terza gara consecutiva della serie contro Orlando, i Clippers mettono la testa avanti 2-1 vincendo la prima partita casalinga della serie contro Memphis: Chris Paul strepitoso. Fuori Dallas campione in carica...
 
 
 
 
 
 
 
LOS ANGELES CLIPPERS-MEMPHIS GRIZZLIES 87-86
Chris Paul sarà anche inarrivabile, ma questa serie continua a essere incredibile. Prima vittoria dei Clippers sul parquet di casa, seconda "di misura" dopo quella artigliata in gara-1, ancora una volta al termine di una rimonta (anche se, nelle proporzioni, decisamente minore...) e di un quarto periodo offensivo terribile dei Grizzlies, ancora una volta con Chris Paul a pennellare le giocate decisive e ancora una volta con Rudy Gay a sbagliare il tiro della possibile vittoria sulla difesa di Kenyon Martin. Già, difesa, anzi, Chris Paul e difesa: queste le chiavi della partita e, più in generale, di una serie che sta diventando sempre più fisica, sporca, fallosa, con tanti, troppi contatti al limite del regolamento. Una battaglia di nervi e muscoli, in cui spiccano le gambe di Eric Bledsoe, sguinzagliato nel quarto periodo da Del Negro quasi per disperazione e mancanza di alternative valide sul perimetro, l\'esperienza di Kenyon Martin, il fisicaccio di Reggie Evans (11 rimbalzi e una serie di giocate di energia e difensive da enciclopedia) e, in maniera "angelica" su questo marasma di sudore e sangue, la pallacanestro sublime che esce dalle dita di CP3.
La stella dei Clippers scrive a referto una doppia-doppia ormai classica da 24+11 con 4 rimbalzi e 4 palle recuperate, numeri che, a prima vista, sembrerebbero indicare quasi una semplice giornata in ufficio, senza riuscire a spiegare l\'importanza pivotale che ha questo giocatore per l\'economia e il destino della sua squadra. Con un Butler in campo per onor di firma (provvisto di tutore alla mano fratturata - la prognosi era 4-6 settimane, lui l\'ha accorciata in 4 giorni...) e un Mo Williams acciaccato e a mezzo servizio, Del Negro non ha molte carte da mischiare per trovare la quadratura del cerchio che sia in grado di contenere la coppia Gasol-Randolph più Rudy Gay da una parte e, contemporaneamente, scardinare una difesa dei Grizzlies che definire "graffiante" è quasi riduttivo, ma alla fine riesce a indovinare l\'alchimia giusta sacrificando i suoi lunghi per la quantità data sotto i tabelloni dal duo Martin-Evans unita al tiro dalla distanza di Randy Foye e alle improvvisate in mischia di Bledsoe: con Chris Paul a orchestrare questo particolarissimo mix, i Clippers rimontano dal -7 dove erano precipitati alla fine del terzo quarto, stringono in una morsa lo stanco Randolph (gran partenza, ma poi sbiadito con il passare dei minuti) e un nervosissimo Marc Gasol (partita negativa la sua, anche e soprattutto per un atteggiamento che tende a sconfinare sopra le righe con sinistra continuità), spazzano il tabellone senza concedere seconde opportunità e fanno rivivere alla squadra di coach Hollins lo stesso incubo di gara-1, quando si arenarono a partita virtualmente vinta con un terrificante 1/14 dal campo.
Con Evans a proteggere il ferro e a raccogliere le spadellate di un Conley titubante con la palla che scotta, è poi Chris Paul a segnare un paio di canestri strepitosi contro la difesa schierata dei Grizzlies, continuamente frustrati nei loro (vani) tentativi di mandargli due-tre giocatori sulle piste, e a servire un assist al bacio per una inchiodata stordente di Blake Griffin per il +4 a 1\'23" dalla sirena. Conley va ancora corto, CP3 fa +6 in lunetta a 23" dalla fine dando l\'impressione di una gara completamente in ghiaccio, quando Gay (24 punti, 12 dei quali in lunetta, dove Memphis ha un vantaggio enorme - 30/39 contro il modestissimo 13/30 degli avversari, ma qui pesano le mattonate di Evans e Griffin) riapre i giochi con una tripla impiccata dalla punta, sbloccando l\'1/13 con cui i Grizz avevano tirato fino a quel momento nel quarto.
I Clippers, che non si distinguono per una grande organizzazione nelle rimesse decisive, mettono per due volte palla in mano a Bledsoe (tiratore di liberi da 64% in stagione), che trema con un 1/4, mentre, nel mezzo, Gay spara un\'altra bomba inventata per il -1. Con 6" da giocare, e addirittura Arenas scongelato da coach Hollins per rischiare il tutto per tutto, Memphis avrebbe il tiro per vincere, ma Conley si spazia male e perde tantissimo tempo per aspettare un\'uscita sul lato destro di Rudy Gay, seguito come un mastino da Martin: e dopo due miracoli consecutivi, il terzo non si avvera. Palla sul ferro e vittoria Clippers.
LA Clippers: Foye 16, Butler 4, Griffin 17, Jordan 0, Paul 24; Bledsoe 3, Evans 4, Martin 4, Young 7, Williams 8. N.e.: Leslie, Gomes, Simmons, Thompkins. All.: Del Negro.
Memphis: Allen 4, Gay 24, Randolph 17, Conley 9, Gasol 11; Mayo 6, Pondexter 11, Selby 0, Arenas 0, Speights 4, Cunningham 0. N.e.: Hudson, Pargo, Arthur, Haddadi. All.: Hollins.
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ORLANDO MAGIC-INDIANA PACERS 99-101 OT
Con questa fanno tre di fila, due delle quali in trasferta: manca soltanto un altro piccolo passo, che potrebbe arrivare già martedì notte a Indianapolis, perché i Pacers avanzino al secondo turno dei playoff, un traguardo che manca dal 2005. Eppure, per ri-vincere una partita in cui la squadra di Vogel aveva toccato anche il +19 all\'inizio del quarto periodo, è servito un overtime, un gran canestro di George Hill e il ferro non particolarmente amico di Glen Davis sul tiro che avrebbe potuto forzare il secondo prolungamento sulla sirena.
Ryan Anderson festeggia il premio di giocatore più migliorato della stagione, ma sul campo continua a faticare senza l\'appoggio di Dwight Howard in vernice: chiuderà con 11 punti e 3/6 dall\'arco, all\'interno di una partita non esattamente scintillante. Orlando pesca invece un Jason Richardson dalla ritrovata efficacia offensiva (25 punti, 4 bombe a bersaglio dopo i litigi con il ferro in gara 2 e 3) e un Glen Davis in versione iper-combattiva: è proprio Big Baby a lanciare la grande rimonta quando la squadra di Van Gundy sembrava già morta e sepolta, dando, nel quarto periodo, finalmente una parvenza di gioco interno ai Magic. Di fronte a una Indiana impaurita, Orlando avrà anche il tiro per vincere, ma Nelson (12 punti e 11 assist, grande partenza nel primo quarto, poi altalenante) gestisce male il possesso, mangiando troppi secondi con la palla ferma, e sbaglia poi un tifo forzatissimo in svitamento dai 4 metri.
I Pacers sembrano ritrovare compattezza in avvio di overtime, cavalcando un David West che riesce a sfruttare il suo grande repertorio offensivo sia in avvicinamento che con i piazzati dalla media contro la front-line "rivista" dei Magic (12 rimbalzi e 26 punti, 12 dei quali nel terzo quarto e 4 nel prolungamento), ma dopo aver toccato il +6 si fanno rimontare e tornano a vedere i fantasmi. Alla fine deciderà un canestro dall\'angolo di George Hill seguito da una coppia di tiri liberi dello stesso ex-play degli Spurs dopo un fallo non particolarmente sagace commesso da Jason Richardson a 2.2 secondi dalla sirena. Nel complesso i Pacers possono contare su una panchina molto più profonda e produttiva, in particolare con Collison (11 punti e 9 assist) e Barbosa (7), che con le loro triple avevano dato il primo vero strappo alla partita alla metà del secondo quarto: i Magic ne hanno 10 da Redick, peraltro non in serata di tiro eccelsa (2/9), ma comunque autore di un bellissimo canestro per completare la rimonta e impattare prima dell\'overtime. Inutilmente, suo malgrado.
Orlando: Turkoglu 11, Anderson 11, Davis 24, J. Richardson 25, Nelson 12; Clark 4, Duhon 0, Q. Richardson 0, Redick 10, Orton 2. N.e.: Harper, Smith, Wafer. All.: Van Gundy.
Indiana: Granger 21, West 26, Hibbert 14, George 2, Hill 12; Barbosa 7, Amundson 4, Hansbrough 4, Collison 11. N.e.: Jones, Pendergraph, Price, Stephenson. All.: Vogel.
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UTAH JAZZ-SAN ANTONIO SPURS 90-102 (0-3)
Restano davvero poche speranze per Utah nell\'accoppiamento che vede di fronte i Jazz a San Antonio. Gli Spurs passano sul parquet di Salt Lake City grazie a un\'altra monumentale prestazione di Tony Parker: il fuoriclasse francese di San Antonio chiude con un quarto periodo pazzesco che fa salire a 27 i suoi punti complessivi, più 6 assist e 3 rimbalzi, e - forse ancora più importante - è guida costante dei suoi per tutta la durata della partita. Una gara che vede Utah sempre inseguire, nonostante le buone prestazioni offerte da Al Jefferson (doppia doppia da 21 punti e 11 rimbalzi) e Davin Harris (21 punti e 5 assist). "E\' stata una partita difficile - dirà poi Parker a fine gara -. I miei compagni hanno creduto molto in me, io sono stato paziente e alla fine, nel quarto periodo, siamo venuti fuori".
OKLAHOMA CITY THUNDER-DALLAS MAVERICKS 103-97 (4-0)
Termina già al primo turno dei playoff la rincorsa al secondo anello consecutivo per i campioni in carica dell\'Nba. Dallas è spazzata via da Oklahoma, che non ha la minima pietà per i Mavs e li manda a casa con un 4-0 che non ammette repliche. La voce grossa la fa James Harden, che esce dalla panchina e mette a referto 29 punti in 34\'. La sfida nella sfida Nowitzki-Durant è vinta dal fenomeno dei Thunder, che chiude con una doppia doppia da 24 punti e 11 rimbalzi, cui aggiunge - tanto per non farsi mancare nulla - anche 4 assist. Il tedesco dei Mavs, che solo dodici mesi fa portava in trionfo la sua gente con l\'anello strappato agli Heat di LeBron James, realizza 34 punti (top scorer della partita), ma è insolitamente inefficace a rimbalzo. In tutta la storia dell\'Nba questa è appena la terza volta che i campioni in carica escono al primo turno.
« Ultima modifica: 06 Maggio, 2012, 10:31:30 am da SPIRITO »
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« Risposta #19 il: 08 Maggio, 2012, 15:56:49 pm »
San Antonio chiude la serie con Utah 4-0. I Jazz hanno provato a mettercela tutta per impensierire gli Spurs che hanno vinto grazie a 38 punti dei panchinari. Con 57 punti della coppia Paul-Griffin i Clippers vincono all\'overtime contro Memphis e vedono vicine le semifinali di conference

 
 
 

 
 
 
 
 
Utah Jazz-San Antonio Spurs 81-87 (serie 4-0 Spurs)
I San Antonio Spurs completano lo sweep sugli Utah Jazz che hanno tirato fuori tutto l\'orgoglio in questa gara 4 per provare a prolungare la serie senza però riuscirci. Troppo profondi e troppo compatti i ragazzi di Popovich che, in una giornata di scarsa vena di Parker (11 punti con 4/14 al tiro e soli 3 assist) e Duncan (11 punti con 4/10 al tiro), riescono a respingere gli assalti dei Jazz grazie alla propria panchina che segna 57 punti (appena 10 quelli dei Jazz). A spaccare la partita in due è soprattutto Manu Ginobili che nel terzo quarto quando Utah è tornata a due lunghezze (61-59) piazza tre triple consecutive che spengono sul nascere le speranze di rimonta di Utah. I Jazz, che tirano col 36% dal campo, sbagliano tutte le 13 triple tentate ma mandano quattro quinti del quintetto base in doppia cifra (Jefferson 26 e 10 rimbalzi, Favors 16 e 10 rimbalzi, Harris 19 e 7 assist, Milsaap 10 punti e 19 rimbalzi) escono comunque di scena tra gli applausi del proprio pubblico che a dicembre forse non immaginava nemmeno che i propri beniamini potessero riuscire ad acciuffare i playoff nell\'equilibratissima Western Conference. San Antonio invece attende comodamente la propria avversaria in semifinale di Conference (Clippers o Grizzlies) e continua la sua rincorsa verso il quinto titolo in dodici anni. A spingere gli Speroni c\'è anche la cabala: i titoli vinti nel 1999, 2003, 2005 e 2007 sono tutti arrivati dopo aver eliminato i Jazz nel primo turno di playoff. Che sia davvero l\'anno dei neroargento?
Los Angeles Clippers-Memphis Grizzlies 101-97 (Serie 3-1 Clippers)
Uno stratosferico Chris Paul si prende sulle spalle i Clippers e con otto dei suoi 27 punti totali nell\'overtime trascina i Clippers alla seconda vittoria consecutiva in una serie di playoff, una cosa che ai Velieri non accadeva da ben 36 anni. Strepitoso CP3 che nel supplementare è riuscito a portare la sua squadra al successo nonostante l\'apporto di Blake Griffin uscito per falli a 2\'07" dalla sirena dell\'ultimo quarto dopo aver messo a ferro e fuoco il canestro dei Griz con 30 punti e 7 assist. Se Paul e Griffin fanno le star i Clippers vincono grazie anche ai canestri dei propri \'comprimari\' come Caron Butler, che con un dito fratturatto riesce comunque a segnare 14 punti in 26\' di utilizzo e Reggie Evans che uscendo dalla panchina cattura 8 rimbalzi fra cui quello che permette a Paul di segnare il canestro che regala ad LA il supplementare. A Memphis per espugnare lo Staples Center non basta il career high di punti ai playoff di Mike Conley (capace di segnare 25 punti con 10/15 al tiro a cui aggiunge 8 rimbalzi e 7 assist) e i 23 punti di Rudy Gay (che però tira con un pessimo 8/25 al tiro). A condannare i Grizzlies è anche la serata di scarsa vena dei propri lunghi, in particolare di Marc Gasol che segna solo 8 punti e il primo canestro dal campo nell\'ultimo quarto, e l\'apporto non proprio super della panchina soprattutto di Mayo che segna 5 punti con un misero 1/6 al tiro. Ora i Clippers hanno il primo tre match point per chiudere la serie e guadagnare la qualificazione alle semifinali playoff (traguardo raggiunto solamente nel 2005/2006). Andare ad espugnare il Fed Ex Forum mercoledì notte però non sarà affatto semplice, i Grizzlies sono con le spalle al muro e proveranno a rimettere in piedi una serie che sembra segnata.
« Ultima modifica: 08 Maggio, 2012, 15:57:24 pm da SPIRITO »
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« Risposta #20 il: 08 Maggio, 2012, 15:59:55 pm »
Una tripla di Sanikidze affossa la Bennet e non solo permette a Bologna di risalire in quinta posizione nella griglia finale dei playoff, ma spiana anche la strada a Milano per la seconda piazza. Pesaro perde a Casale ed è sesta (foto: AP/LaPresse)

 
 
 

 
 
 
 
 
CANADIAN SOLAR BOLOGNA-BENNET CANTU\' 66-65 (19-20, 29-34; 45-54)
Quattro giorni dopo aver steso Siena per la seconda volta in stagione, Bologna sgambetta anche Cantù, inanellando la quinta vittoria consecutiva che le permette di scalare una posizione in classifica ai danni di Pesaro, battuta a sorpresa dalla già retrocessa Casale: le Vu Nere si affacciano così ai playoff nel miglior modo possibile, e non soltanto per una mera questione di risultati, ma anche per il carattere mostrato nel finale per coronare la rimonta dal -9 a quattro minuti dalla sirena. Cantù, alla seconda sconfitta nelle ultime 5 uscite dopo quella con Milano, si vede invece superata dalla stessa Olimpia in dirittura d\'arrivo, e perde la seconda piazza mettendosi in una posizione più scomoda nella griglia di partenza dei playoff in prospettiva semifinali.
Dopo un discreto avvio della Virtus, è Cantù che infila un parzialone di 17-4 per chiudere il primo quarto in vantaggio e allungare a +7 in avvio di secondo periodo (21-28): Markoishvili martella in uscita dalla panchina, Bologna sparacchia dall\'arco e, soprattutto, non concretizza in lunetta (2/7 nel quarto), e all\'intervallo lungo si vede ancora costretta a rincorrere (29-34) litigando con percentuali bassissime.
Anche il terzo quarto comincia a rilento, quando una sfuriata di Basile riallarga la forbice sulla doppia cifra per la Bennet (37-47), un allungo che stuzzica la reazione d\'orgoglio bianconera: bomba di Koponen, bomba di CDR e la Virtus ricuce parzialmente fino al -4. Si procede a strappi: Leunen e Marconato riportano Cantù a +9, Poeta prova a rispondere con 5 punti consecutivi, ma la Bennet prova a scappare via di nuovo con Marconato e Perkins, per il +9 a 3\'50" dalla sirena. Sembra l\'accelerazione decisiva, ma la formazione di Trinchieri si ferma lì, subendo le iniziative di Poeta che rilancia la Virtus in volata: sarà poi una tripla di Sanikidze a 24" dalla sirena a coronare un parzialone di 10-0 che vale vittoria e quinta piazza finale.
Bologna: Koponen 16, Poeta 11, Gigli 10, Sanikidze 11, Douglas-Roberts 16; L. Vitali 0, Gailius 2, Lang 0, Paunic 0. N.e.: Quaglia, Werner, M. Vitali. All.: Finelli.
Cantù: Leunen 8, Mazzarino 9, Perkins 8, Brunner 5, Basile 12; Markoishvili 12, Marconato 10, Cinciarini 1. N.e.: Bolzonella, Abass, Diviach. All.: Trinchieri.
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EA7 MILANO-ANGELICO BIELLA 97-77 (23-11, 42-37; 65-52)
Ottava vittoria consecutiva, record stagionale della Serie A, e un boato che riecheggia a lungo da una parte all\'altra del Forum (merito anche della "compiacenza" dei tifosi biellesi, gemellati) quando giunge la notizia della sconfitta della Bennet a Bologna: Milano si presenta ai blocchi di partenza per la post-season come seconda testa di serie del tabellone e, dunque, il vantaggio del fattore campo in un ipotetico incrocio in semifinale con la stessa Cantù, a differenza di quanto accaduto la scorsa annata. E, certo, con la necessità di un\'altra, ennesima, rivisitazione tattica per favorire l\'innesto-lampo di Justin Dentmon, il play-guardia americano appena arrivato dopo la conquista del titolo NBDL: Don Sergio avrà una decina di giorni di tempo per farlo (il primo impegno dei playoff sarà venerdì 18, al Forum contro Venezia) e un mini-ritiro per ossigenare muscoli e cervello prima di gettarsi nella fase più importante della stagione.
Della partita, onestamente, c\'è poco da dire, considerando la limitata potenza di fuoco di una Biella priva di Soragna e Dragicevic e, soprattutto, il clima da tarallucci e vino che impregna il parquet. Dopo un 5-0 iniziale in cui Milano sembra voler far subito la voce grossa, l\'Angelico risponde con un immediato 8-0 frutto di 6 punti consecutivi di Miralles, perso da una retroguardia biancorossa tendente al distratto: l\'Olimpia gioca fin troppo leziosa, sperperando una quantità enorme di palloni (9 perse nel solo primo quarto), ma si scuote con un paio di triple di Cook e Mancinelli che la riportano avanti. Biella, corta in tutti i sensi, prova ad affidarsi alla zona, ma Milano apre con un 6/6 dall\'arco (3 triple di Cook) che scardina i tatticismi di Cancellieri per il 23-11 al primo riposo.
Scariolo svuota già la panchina, l\'Angelico prova a infastidire il secondo quintetto milanese con il pressing allungato e crea scompiglio con le accelerazioni di Pullen e Coleman, puntuali nel punire in campo aperto qualche pallone di troppo ancora regalato dalla sonnacchiosa Olimpia. Per qualche minuto si assiste a un basket piuttosto selvaggio, in cui Milano riesce comunque a rimettersi in carreggiata con Melli e Filloy, ma quando Biella torna a zona e il tiro da tre non entra più, l\'Angelico (in versione ultra-sperimentale con Laganà, Minessi e Magarity contemporaneamente in campo) aggancia soprendentemente a quota 37. Due tiri liberi di Mancinelli e una bomba di Filloy (l\'unica nel periodo) rilanciano la squadra di Scariolo all\'intervallo lungo (42-37) ma sul taccuino pesano, eccome, le 14 palle perse.
A inizio ripresa una fiammata di Jurak riporta Biella a -2, ma nonostante la lunga permanenza in panchina di Hairston per problemi di falli, Milano rimette le mani sulla partita andando profondo con Bourousis e in verticale con le discese di Giachetti: servirà però il ritorno in campo di Mason Rocca perché l\'Olimpia si scrolli definitivamente di dosso un\'Angelico ultra-combattiva ma estremamente ingenua e inesperta nel farsi bucare per quattro volte consecutive sui roll del capitano biancorosso (19 punti con 7/7 al tiro, season-high). L\'EA7 torna in panchina per l\'ultimo mini-riposo sul +13 e dilaga poi nel quarto periodo con le seconde linee contro una Biella che ha già mollato gli ormeggi partendo per le vacanze estive: nel finale c\'è comunque spazio per dare un\'altra occhiata a Marco Laganà, interessantissimo prospetto classe \'93, oggi in campo con grande personalità, e per applaudire una schiacciata mozzafiato di Aubrey Coleman. Prima che la festa si trasformi in tripudio generale con la bomba di Sanikidze...
Milano: Mancinelli 7, Hairston 3, Fotsis 7, Cook 11, Bourousis 7; Giachetti 14, Rocca 19, Filloy 9, Melli 12, Bonomi 3, Gentile 5, Radosevic 0. All.: Scariolo.
Biella: Jurak 14, Coleman 20, Pullen 14, Laganà 7, Miralles 9; Minessi 4, Lombardi 0, Magarity 2, Stassi 0, Chessa 7, De Vico 0. All.: Cancellieri.
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UMANA VENEZIA-SIDIGAS AVELLINO 90-95 (26-30, 46-50; 67-70)
Venezia: Clark 14, Slay 6, Szewczyk 5, Young 15, Bryan 2; Meini 0, Fantoni 14, Bowers 20, Rosselli 8, Magro 6. N.e.: Tomassini, Allegretti. All.: Mazzon.
Avellino: Green 32, Gaddefors 9, Infanti 3, Slay 20, Johnson 20; Ferrara 0, Soloperto 1, Dean 10. N.e.: Izzo, Golemac, Norcino, Alborea. All.: Vitucci.
FABI SHOES MONTEGRANARO-MONTEPASCHI SIENA 57-113 (12-35, 31-66; 42-92)
Montegranaro: Karl 10, Di Bella 9, Mazzola 17, McNeal 4, Ivanov 16; Vallasciani 0, Ianuà 0, Piunti 1, Fenati 0. N.e.: Nicevic, Zoroski. All.: Valli.
Siena: McCalebb 14, Lavrinovic 16, Kaukenas 3, Maciulis 20, Stonerook 3; Rakocevic 14, Carraretto 6, Thornton 11, Ress 7, Lechtaler 5, Aradori 14. N.e.: Michelori 0. All.: Pianigiani.
CIMBERIO VARESE-BANCA TERCAS TERAMO 83-78 (26-26, 51-40; 68-60)
Varese: Goss 4, Stipcevic 10, Talts 6, Diawara 21, Kangur 13; Demartini 0, Reati 3, Garri 6, Ganeto 0, Fajardo 2, Weeden 18. N.e.: Bertoglio. All.: Recalcati.
Teramo: B. Brown 8, Amoroso 26, D. Brown 4, Fultz 5, Borisov 14; Ricci 3, Lulli 2, Polonara 16. N.e.: Listwon, Serafini, Marini, DeGiorgio. All.: Ramagli.
NOVIPIU\' CASALE MONFERRATO-SCAVOLINI SIVIGLIA PESARO 82-77 (14-22, 40-37; 59-58)
Casale: Gentile 11, Nnamaka 5, Temple 0, Stevic 5, Minard 9; Malaventura 28, Pierich 3, Martinoni 0, Chiotti 9, Janning 12. All.: Valentini.
Pesaro: White 17, Hickman 16, Hackett 15, Urbutis 2, Jones 17; Cavaliero 2, Flamini 0, Lydeka 8. N.e.: Alibegovic, Cercolani, Cusin, Tortù. All.: Dalmonte.
VANOLI BRAGA CREMONA-BENETTON TREVISO 84-82 (19-16, 48-36; 67-57)
Cremona: Lighty 10, Tabu 9, Perkovic 10, Milic 15, Rich 18; Cinciarini 6, Antonelli 0, D\'Ercole 5, Tusek 11. N.e.: Belloni, Speronello, Lottici. All.: Caja.
Treviso: Ortner 12, Goree 15, De Nicolao 6, Thomas 19, Viggiano 11; Mekel 8, Bulleri 3, Cuccarolo 3, Moldoveanu 5. N.e.: Becirovic, Masocco, Gaspardo. All.: Djordjevic.
OTTO CASERTA-BANCO SARDEGNA SASSARI 69-95 (21-30, 39-48; 50-70)
Caserta: Maresca 13, Righetti 5, Collins 8, Smith 18, Bell 8; Kudlacek 4, Marzaioli 0, Stipanovic 8, Cefarelli 0, Doornekamp 5. N.e.: Moretti, Loncarevic. All.: Sacripanti.
Sassari: Hosley 14, T. Diener 14, Plisnic 18, D. Diener 19, Easley 4; Metreveli 14, Binetti 0, Devecchi 4, B. Sacchetti 1, Vanuzzo 3, Pinton 4. All.: R. Sacchetti.
RIPOSA: ACEA ROMA
CLASSIFICA FINALE REGULAR SEASON: 1. Montepaschi Siena 48, 2. EA7 Milano 44, 3. Bennet Cantù 42, 4. Banco Sardegna Sassari 40, 5. Canadian Solar Bologna 40, 6. Scavolini Pesaro 38, 7. Umana Venezia 34, 8. Cimberio Varese 34; 9. Sidigas Avellino 30, 10. Vanoli Braga cremona 28, 11. Benetton Treviso 26, 12. Angelico Biella 26, 13. Acea Roma 26, 14. Banca Tercas Teramo 24, 15. Fabi Shoes Montegranaro 24, 16. Otto Casert 24, 17. Novipiù Casale Monferrato 16.
ACCOPPIAMENTI PRIMO TURNO PLAYOFF: (1) Montepaschi Siena vs (8) Cimberio Varese; (4) Banco Sardegna Sassari vs (5) Canadian Solar Bologna; (3) Bennet Cantù vs (6) Scavolini Pesaro; (2) EA7 Milano vs (7) Umana Venezia.
« Ultima modifica: 08 Maggio, 2012, 16:01:41 pm da SPIRITO »
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« Risposta #21 il: 09 Maggio, 2012, 19:36:07 pm »
Un gruppo forte, solido e coeso, assemblato da una dirigenza (Larry Bird) lungimirante e orchestrato alla perfezione da un coach giovane (Frank Vogel) ma che sa già il fatto suo: ecco che cos\'ha portato Indiana ad essere la squadra più sorprendente della Eastern Conference






 
Probabilmente con Dwight Howard in campo, questa serie avrebbe avuto un senso e una dimensione differente. Anzi, probabilmente se Superman non si fosse operato, questa serie non sarebbe mai esistita, perché i Magic non sarebbero scivolati al sesto posto nella Eastern Conference franando, letteralmente, nelle ultime partite della stagione. Ma siccome anche gli infortuni, pur nella loro crudeltà, fanno parte del gioco, Indiana, come prevedibile, si è sbarazzata in 5 partite di Orlando affacciandosi alle semifinali di Conference, dove, con enorme probabilità, troverà Miami, attesa a chiudere presto il discorso contro una New York che può contare ormai più giocatori in infermeria che sul parquet.
Più che a un esame di maturità, ora Indiana si troverà davanti a una prova di forza che difficilmente supererà, ma, a dispetto di come finirà la serie contro gli Heat (e diciamolo...), può affermare di aver pienamente centrato il suo ambiziosissimo obiettivo stagionale: non soltanto superare il primo turno dei playoff (un traguardo che comunque mancava dal 2005) ma dare anche un chiaro segnale alle avversarie. Che questi Pacers, giovani, solidi, compatti, coesi, hanno un futuro molto interessante davanti.
La squadra rivelazione della Eastern Conference, completamente rinata da quando Frank Vogel è subentrato a Jim O\'Brien alla metà della scorsa stagione, non avrà nomi altisonanti, ma se parliamo di chimica, organizzazione, mentalità e collettivo, allora poche altre franchigie possono issarsi allo stesso livello. E in una Conference onestamente deboluccia o con squadre talentuose sì, ma di difficile se non impossibile amalgama (vedi NY, ad esempio...), la forza del gruppo, alla fine, è quella che fa la differenza. Ma a dispetto della squadra che diede comunque filo da torcere ai Bulls nella scorsa stagione, questi Pacers hanno un volto nuovo, più fresco, interessante e intrigante, frutto di azzeccati ritocchi in corso d\'opera, segno che, a questi livelli, la dirigenza (plauso a Larry Bird) e l\'allenatore (plauso a Frank Vogel, che senza la concorrenza di Popovich sarebbe potuto essere coach dell\'anno) contano, eccome. E le scelte di Bird, orchestrate e inserite alla perfezione nella chimica di squadra da Vogel, sono state decisive.
UN LEADER IN CAMPO, GEORGE HILL - Chiariamo subito: Darren Collison, point-guard titolare della scorsa stagione, è un discreto giocatore, ma, per età e caratteristiche tecniche e tattiche, non un leader. Per gestire la squadra nelle partite e nei momenti cruciali serviva un giocatore diverso, con più visione, più intelligenza tattica e maggior versatilità. In sostanza, un veterano. Ma nella concezione di Bird, il veterano avrebbe dovuto occupare un altro ruolo nello scacchiere, che poi vedremo: i Pacers volevano un giovane, ma un giovane già mentalmente pronto, e nessun altro risponde in maniera migliore a questo identikit di George Hill, enfant du pais (che dite? Le stagioni a San Antonio hanno contato?). Certo, è stato sacrificato Kawhi Leonard (e per la stagione che ha fatto, gran presa degli Spurs) ma il suo ruolo era comunque chiuso da Danny Granger e dal lanciato Paul George. In gara-5 contro Orlando, Hill è stato strepitoso sfoderando tutto il suo repertorio nel terzo quarto per frenare l\'ultima sfuriata dei Magic, e poi Collison, con le gambe fresche, ha dato la sferzata definitiva nel quarto periodo, in un ruolo di spezza-partite che forse gli è più congeniale. Dunque, con George Hill abbiamo il nostro Generale.
UN VETERANO RINATO, DAVID WEST - Seconda mossa, perché, come detto, dopo il Generale serve il Veterano. Dove siamo più deboli? Vicino a canestro. Dunque, serve un uomo con punti nelle mani in post-basso ma che sia anche in grado di estendere il proprio raggio d\'azione nella zona intermedia, in modo da fornire una dimensione differente all\'attacco che non sia il solo Granger e che, contemporaneamente, non vada a cozzare con Hibbert nel pitturato. Chi c\'è libero? David West. E anche relativamente a buon mercato, perché sta recuperando da un brutto infortunio al crociato anteriore e non sarà a disposizione per l\'inizio della stagione. Ma se si slitta per il lock-out... Certo, bisogna rischiare. Rischiato. Scommessa vinta.
UN MERCATO AZZECCATO, LEANDRO BARBOSA - Metà stagione, la classifica è discreta, ma i Pacers decidono comunque di dare l\'ultima pennellata per sistemare alcuni vuoti di sceneggiatura: manca ancora qualcosa, un giocatore che dia la scintilla in uscita dalla panchina e che possa fornire un po\' di esperienza in vista della post-season. E ora chi c\'è disponibile che non costi tantissimo, in modo da poter comunque conservare un po\' di mobilità salariale in estate? Leandro Barbosa. Di esperienza ne ha, maturata con Phoenix (nel gruppo, è quello che vanta il maggior numero di partite di playoff), e per caratteristiche si potrebbe anche adattare a quello strano miscuglio ultra-energetico e frizzante che si alza dalla panchina, con Collison, Jones, Amundson e Hansbrough. È in scadenza, è come prenderlo in leasing per un paio di mesi: se non va, comunque non ci perdiamo nulla. E per il momento funziona. Altra scommessa vinta.
UN ALL-STAR IN DIVENIRE, ROY HIBBERT - I lunghi, si sa, impiegano più tempo per maturare. E Hibbert, con i suoi 218 centimetri, non è lungo, ma lunghissimo. Alla sua quarta stagione in NBA, il centrone da Georgetown si è finalmente fatto un nome, meritandosi anche la chiamata all\'All Star Game dove è parso sì fuori luogo, ma soltanto perché non è certo nella spettacolarità e nella tecnica che ha i suoi punti di forza. Hibbert è un centro vero, di quelli vecchio stile, solido, lungo, certamente scolastico in attacco dove sta però sviluppando un paio di movimenti in sem-igancio che tende a mandare a bersaglio con una certa regolarità, e, soprattutto, forte a rimbalzo e in difesa, lì dove deve "pulire" con le sue lunghe leve tutte le sbavature delle guardie sul perimetro. Insomma, un 5 "old-school", di quelli che ormai si vedono con il contagocce, ma che, se riescono a trovare la propria dimensione e il proprio ruolo in una squadra, alla fine tendono a "spostare". "Ora che ha imparato a controllare il corpo e a limitare il numero di falli - dice di lui coach Vogel - è una presenza difensiva importante". Roy Hibbert, da Georgetown, numero 55. Ha qualcosa di già sentito. Qualcosa che assomiglia a Dikembe Mutombo...
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« Risposta #22 il: 10 Maggio, 2012, 17:15:37 pm »
Due partite e due verdetti diversi nella notte NBA: se a Miami gli Heat mandano i titoli di coda nella serie con i New Knicks (4-1), a Memphis i Grizzlies prolungano il proprio scontro con i Clippers (3-2)

 
 
 

 
 
 
 
 
MIAMI-NY Knicks 106-94 (serie 4-1)
I Miami Heat proprio non volevano andare a giocare anche gara-6 a New York: la serie finisce all\'AmericanAirlines Arena, sul 4-1 grazie al 106-94 con cui gli Heat regolano i malandati Knicks. Senza Iman Shumpert, Baron Davis e Jeremy Lin, e con un Amare Stoudemire a mezzo servizio (14 punti per lui), i newyorkesi erano riusciti a prolungare l\'agonia, ma questa volta c\'è stato davvero poco da fare. Carmelo Anthony ha dato battaglia e dopo i 41 punti di gara-4, ha portato il suo score a 35: non abbastanza contro una squadra troppo determinata per sbagliare. Dopo la sconfitta di domenica, quando Dwyane Wade sbagliò la tripla della vittoria che avrebbe chiuso i discorsi, gli Heat volevano sfruttare il secondo match-point. Missione compiuta, grazie soprattutto a un LeBron James da 29 punti e un Wade da 19, e ora si può già pensare al prossimo avversario, gli Indiana Pacers. "Hanno fatto davvero un bel lavoro - dice LeBron dei prossimi avversari - oggi ci godiamo la vittoria, ma domani dovremo pensare solo ad Indiana". Gara di fatto mai in discussione, con gli Heat avanti di 11 all\'intervallo lungo e ogni volta che NY tentava di tornare in partita, arrivava pronta la risposta dei campioni della Eastern Conference. "Per il titolo bisognerà vedersela con loro", profetizza lo sconsolato Stoudemire.
MEMPHIS-LA Clippers 92-80 (serie 2-3)
Per una serie che si chiude, ce n\'è una che prova a riaprirsi: i Grizzlies, sotto 3-1 nella serie con i Clippers, trovano una prestazione di gran carattere al FedExForum e, grazie al 92-80 conquistato allungano almeno sino a gara-6 lo scontro con Chris Paul e compagni. Se venerdì si torna a LA è soprattutto grazie a Marc Gasol e Zach Randolph, autori rispettivamente di 23 e 19 punti, molti dei quali all\'inizio del match: il 36-22 che chiude il primo quarto di gioco fa ben sperare i padroni di casa, ma il resto del match non sarà una passeggiata. I Grizzlies nel terzo periodo vedono evaporare un vantaggio di 24 punti, ridotto sino a sei: una cosa già vista in gara-1, quando avanti di 27, arrivò addirittura una sconfitta. "E\' vero, ci abbiamo pensato - ammette Marc Gasol - ma per fortuna abbiamo reagito meglio, continuando a giocare, prendendo molti rimbalzi e mettendo a segno tiri liberi fondamentali". A fare il resto del lavoro ci hanno pensato dei Clippers piuttosto nervosi: cinque falli tecnici, uno dei quali fischiato a un Chris Paul limitato, oltre che dai nervi, anche dal ritorno di un problema all\'inguine. Paul finirà con 19 punti a referto, uno in meno di Mo Williams, dalla panchina.
« Ultima modifica: 10 Maggio, 2012, 17:16:06 pm da SPIRITO »
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« Risposta #23 il: 11 Maggio, 2012, 19:41:55 pm »
Sfortuna e infortuni hanno costellato e martoriato la stagione dei Chicago Bulls dai primi giorni della regular-season fino alla fase cruciale dei playoff, rendendo la corsa al titolo della squadra di Thibodeau un\'enorme e abnorme incompiuta. In estate, però, ci sarà qualcosa da sistemare...






 
Se Watson avesse tenuto il pallone anziché passarlo ad Asik, se fosse stato fischiato il fallo commesso da Holiday sullo stesso Watson quando era ancora nella metacampo dei Bulls, se quello di Hawes fosse stato punito come flagrant, se Asik avesse segnato almeno un tiro libero, se Iguodala (2/9 in lunetta in stagione nei finali delle partite decise da 5 o meno punti, pari al 22%!!!) avesse sbagliato almeno un tiro libero... E poi, se Derrick Rose non si fosse distrutto il ginocchio nel garbage-time di una partita già vinta e stravinta, se Noah non fosse andato a fargli compagnia fra i giocatori inschierabili con una caviglia disastrata. Già, se. Quanti, troppi se in una stagione in cui gli astri si sono allineati e coalizzati in gruppo contro i Bulls, una stagione, a questo punto, buttata, sprecata. Perché a cosa serve avere il miglior record della Eastern Conference, vincere la propria Division per poi essere la quinta testa di serie numero 1 nella storia a salutare la baracca al primo turno dei playoff?
FORSE NON ERA POI COSÌ IMPOSSIBILE - Dopo la sconfitta in gara-3 che ha dato il vantaggio nella serie ai Sixers, Thomas Van Den Spiegel (che forse alcuni di voi ricorderanno con la maglia della Fortitudo Bologna e, più recentemente, anche per un cameo con l\'Olimpia Milano) aveva scritto su Twitter: "Ecco perché preferisco il basket europeo: perché anche se perdi la tua superstar per infortunio, la squadra poi non collassa". Senza Derrick Rose, certo, i Bulls sono un\'altra squadra, a dispetto di quel record di 18-9 in regular-season (ma da ritoccare a 7-5 contro le squadre poi qualificate alla post-season), e l\'infortunio di Noah ha poi complicato ulteriormente le cose. Ma superare il primo turno contro una Philadelphia inesperta e ultra-emotiva, estremamente altalenante come una montagna russa, forse non era poi così proibitivo. Quando hanno voluto, i Bulls hanno giocato ancora la miglior difesa della Lega, rendendo gara-5 una fossa di serpenti e resuscitando dal -12 nel terzo quarto di gara-6 quando i Sixers stavano già stendendo la passerella per il passaggio alle semifinali di Conference. E, per quello che hanno fatto dietro nel quarto periodo, si sarebbero anche meritati di vincere, e di rimandare il tutto alla bella, in casa, dove avrebbero avuto l\'inerzia emotiva della serie in mano (e parliamo sempre di una partita in cui hanno massacrato Phila a rimbalzo 56-33). Poi, sono stati decisivi gli episodi: una bomba di Iguodala nel momento peggiore dei Sixers, un\'altra tripla impiccata di Williams, l\'errore di gestione/valutazione di Watson nell\'ultimo possesso e, ovviamente, tutta la differenza che fa uno 0/2 contro un 2/2 in lunetta quando c\'è soltanto un punto a dividere le due squadre. Ma, per quello che hanno fatto davanti, forse, i Bulls non si sarebbero meritati la semifinale, ancora affossati da una lunga serie di errori nei momenti topici dell\'incontro, incapaci di trovare un vero leader nella metacampo offensiva in assenza di Derrick Rose. Un leader che, a dispetto di quanto successo nelle ultime due gare, non può (e non deve nemmeno) essere Taj Gibson.

CARLOS, "THE LOOZER" - O, meglio, l\'indicato a prendere il peso offensivo della squadra sulle spalle ci sarebbe anche, ma il secondo violino dei Bulls è ormai retrocesso a quarto o quinto, se non un semplice riempitivo di sottofondo. Carlos Boozer ha "onorato" gara-6 con un 1/11 dal campo che, a differenza di quanto afferma coach Thibodeau in sua difesa, difficilmente può trovare redenzione nei 13 rimbalzi catturati. L\'uomo che due estati fa firmò per 75 milioni di dollari proponendosi come spalla perfetta per Derrick Rose ha giocato, pur mantenendo tanti alti e bassi, una seconda stagione migliore della prima, ma è ormai evidente che non possa essere lui il giocatore su cui Chicago può puntare nel momento del bisogno e, soprattutto, permettersi il lusso delle sue amnesie difensive (quelle son rimaste tali e quali...) se in attacco produce poco o niente: l\'intero quarto periodo trascorso in panchina in gara-6 contro i Sixers, unito al relativo spazio avuto l\'anno scorso in gara-5 con Miami, la dice lunga, molto più di altre cifre o particolari. Nella prossima stagione, Boozer sarà a libro-paga per 15 milioni di dollari, e lo sarà ancora, a crescere, fino al giugno del 2016, quando i milioni che incasserà saranno poco meno di 17. È abbastanza ovvio che quest\'estate i Bulls dovranno prendere una scelta, anche dolorosa: provare a scambiarlo (ma qui torna il discorso che affrontavamo ieri in relazione a Stoudemire, ossia, c\'è qualcuno disposto ad accollarselo senza dare in cambio un altro bidone o paccottiglia varia? Difficile...), oppure tagliarlo via amnesty-clause, ma anche qui Chicago risolverebbe poco perché sarebbe comunque sopra il cap per via del tris di contrattoni di Rose-Noah-Deng e perderebbe un pur sempre discreto giocatore per nulla (vedi New York con Billups la scorsa estate). Brutta gatta da pelare...
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« Risposta #24 il: 12 Maggio, 2012, 10:36:20 am »
Grandissima partita di Memphis, che passa 90-88 a Los Angeles trascinata da Marc Gasol (23 punti, 9 rimbalzi e tre assist). La stella dei Miami Heat vincerà il premio per la terza volta negli ultimi quattro anni
 
 
 
 
 
 
 
LA Clippers-MEMPHIS GRIZZLIES 88-90 (serie 3-3)
Memphis vince gara 6 e costringe i Clippers alla settima e ultima sfida che deciderà la semifinalista che affronterà i San Antonio Spurs. I Grizzlies si impongono 90-88 a Los Angeles trascinati da una grande Marc Gasol. Il pivot spagnolo mette a referto 23 punti, 9 rimbalzi e tre assist ed è decisivo nel successo di Memphis che annulla il secondo match point, costringendo Los Angeles a giocarsi tutto nell\'ultima sfida di domenica. Bene anche Zach Randolph con 18 punti.
Tra i Clippers il più prolifico è Blake Griffin che ne fa registrare 17, ma non basta per fermare i Grizzlies che chiudono sul 90-88 portando la serie sul 3-3.
LA Clippers: Butler 10, Griffin 17, Jordan 7, Foye 9, Paul 11, Martin 10, Evans 6, Williams 2, Young 2, Bledsoe 14.
Memphis: Randolph 18, Gay 13, Gasol 23, Allen 8, Conley 13, Arenas 0, Cunningham 0, Pondexter 3, Speights 6, Mayo 4, Haddadi 2.
LEBRON JAMES MVP – Ancora una volta a spuntarla è lui, per la terza volta negli ultimo quattro anni e senza aver ancora vinto un titolo NBA. L’indiscrezione è filtrata nella serata di venerdì e sarà confermata ufficialmente entro questa sera, quando vi sarà l’annuncio ufficiale. James dovrebbe ricevere il premio già domenica prima di gara-1 tra i Miami Heat e gli Indiana Pacers. Soltanto altri sette giocatori (Jabbar, Jordan, Russell, Chamberlain, Bird, Magic Johnson e Moses Malone) sono divenuti MVP almeno tre volte. Adesso, però, LeBron vorrà soprattutto portare a casa quell’anello che nelle nove stagioni in NBA non è ancora arrivato.
« Ultima modifica: 12 Maggio, 2012, 10:36:49 am da SPIRITO »
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« Risposta #25 il: 13 Maggio, 2012, 12:23:20 pm »
I Lakers vincono gara-7 ed eliminano i Nuggets di un Danilo Gallinari deludente (solo 3 punti). Bryant e compagni avanzano così al secondo turno playoff. Boston (tripla doppia di Rajon Rondo) parte subito forte e vince gara-1 delle semifinali di Conference

 
 

 
LA LAKERS-DENVER 96-78 (Los Angeles vince la serie 4-3)
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E\' finito il sogno di Danilo Gallinari e dei suoi Nuggets. Denver cade malamente sul parquet del Staples Center Arena di Los Angeles maltrattato dai Lakers di Kobe Bryant e, soprattutto, di Pau Gasol. Lo spagnolo si carica la squadra sulle spalle nella partita più importante infiammando il canestro canestro con ben 23 punti accompagnati da 17 rimbalzi. Dopo le polemiche delle ultime settimane, le stelle dei Lakers tornano a brillare; e così, oltre a Gasol, si rivelano decisivi anche Andrew Bynum (16 punti e 18 rimbalzi) e Steve Blake (19 pt) che riescono addirittura a oscure i 17 punti (8 assist) di Kobe Bryant.
Denver travolto dall\'uragano giallo-viola, ma soprattutto pessimo da tre e pasticcioni in possesso palla (regalata spesso agli avversari). I Nuggets pagano la poca esperienza dei tanti loro giovani, con i soli Lawson e Al Harrington a salvarsi nella notte californiana. Danilo Gallinari chiude infatti con 3 miseri punti in 26 minuti.
I Lakers chiudono la serie (4-3) e ora affronteranno Oklahoma City nella semifinale di Western Conference.
BOSTON-PHILADELPHIA 92-91
A Est, parte subito fortissimo Boston che si porta a casa una soffertissima gara-1 delle semifinali di Conference contro Philadelphia. Al TD Garde, i Celtics ringraziano uno scintillante Kevin Garnett che piega con 29 punti (e 11 rimbalzi) le resistenze dei 76ers che si aggrappano con orgoglio ai 19 punti di Iguodala oltre ai 16 (e 10 rimbalzi) di Turner.
Prestazione maiuscola anche di Rajon Rondo, all\'ottava tripla doppia in carriera nei playoff: 13 punti, 12 rimbalzi e 17 assist. Decisivo l\'affondo di Rondo che piazza il sigillo decisivo con il canestro del momentaneo 92-87 prima della disperata, ma inutile, rimonta degli uomini di coach Collins.
« Ultima modifica: 13 Maggio, 2012, 12:23:49 pm da SPIRITO »
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« Risposta #26 il: 13 Maggio, 2012, 12:49:59 pm »
In Eurolega finale inaspettata per una delle due. CSKA (preventivata) contro Olympiakos. Il CSKA probabilmente salirà sul tetto d\'europa :sysy:

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« Risposta #27 il: 14 Maggio, 2012, 16:14:56 pm »
Pazzesco finale a Istanbul: l\'Olympiacos rimonta dal -19 in cui era precipitato nel terzo quarto e vince l\'Eurolega grazie a un canestro di Printezis a 7 decimi dalla sirena. Finisce 61-62: la favola dei Reds è leggenda

 
 
 

 
 
 
 
 
CSKA MOSCA-OLYMPIACOS PIREO 61-62 (10-7, 34-20; 53-40)
Poco meno di 10 secondi alla sirena, e in lunetta, sul +1, c\'è l\'uomo che tutti vorrebbero avere: Ramunas Siskauskas, quasi 34 anni di esperienza e classe cristallina, uno che sbaglia un tiro libero una volta all\'anno. Sdeng!Ferro. Anzi, doppio ferro. Non c\'è neanche il tempo materiale per accorgersene, e per disperarsi, perché, dall\'altra parte, Printezissbuca sulla riga di fondo come un coniglio e viene imbeccato con una palla d\'oro da Spanoulis: semigancio, il suo movimento preferito, che accarezza soltanto la retina a sette decimi dalla sirena. Un canestro che vale una rimonta assurda dal -19, quando un Olympiacos schiacciato dalla dominanza fisica e atletica del Cska sembrava morto e sepolto, un canestro che vale una Coppa, la seconda nella storia dei Reds dopo quella del 1997. Una Coppa vinta nel modo più pazzesco, assurdo, inimmaginabile possibile.
Forse è giusto che il canestro decisivo porti la firma di Georgios Printezis, un fattore con la F maiuscola in uscita dalla panchina, una bomba energetica pronta a esplodere e a colmare, con il cuore, la voglia, gli attributi, quello che il talento non gli ha dato: attributi, quelli che l\'Olympiacos mette in campo nel quarto periodo sorprendendo un Cska già ubriaco per i caroselli troppo anticipati, incapace, poi, di "riaccendere" il pulsante quando il nervosismo subentra alla fiducia nei propri mezzi e alla consapevolezza di essere i più forti. Gli imbattibili, senza discussioni. Ma, forse, è anche giusto che il premio di MVP vada a Kostas Papanikolaou, che di anni ne deve ancora compiere 22, ma che gioca già con il piglio di un veterano che di battaglie così ne ha viste e vinte a centinaia, vittorie delle quali non è certo sazio: 18 punti senza errori dal campo (compreso un 3/3 da oltre l\'arco), 4 rimbalzi e tante, tantissime giocate di energia, di voglia, di quelle che non compariranno sullo score ma che fanno vincere le partite. Non ultima, la difesa su Kirilenko,distrutto, annientato, annichilito negli ultimi dieci minuti.
Eppure il Cska era più forte, quasi troppo forte nei confronti di una finalista un po\' sospetta, arrivata all\'appuntamento con il titolo dopo essere sopravvissuta lungo una stagione difficilissima: Teodosic, Kirilenko, Krstic, di talento eccelso ce ne sarebbe a volontà, talento unito a una quantità (in termini di peso, centimetri, atletismo, lunghezza della panchina) che nessun\'altra squadra in Europa può vantare. Questo Cska, dopo il flop della scorsa stagione, era stato ricostruito con un obiettivo precisissimo: vincere l\'Eurolega. Ma le partite che contano pesano per tutti, e l\'inizio è di quelli rugginosi, contorti, con più palle perse che canestri per due squadre che cercano di mangiarsi l\'una con l\'altra con le rispettive difese (6 turnover per i russi nel primo quarto, 7 per i greci): ma i Reds, con un Dorsey che non riesce a incidere nel pitturato, sprecano tanti falli, permettendo agli avversari di prendere in lunetta quello che non ottengono dal campo. Hines viene subito gravato di falli, e allora Ivkovic va piccolo con Printezis e Antic, ma il Cska ne approfitta cominciando a scavare vicino a canestro: poi, come un lampo improvviso, Teodosic spara tre bombe consecutiveche sgretolano il precario equilibrio lanciando l\'Armata Rossa sul +13 (27-14 dopo un assist no-look per Lavrinovic). Papanikolaou prova a tenere l\'Olympiacos in scia, l\'unico in grado di dare supporto a uno Spanoulis braccato dalla difesa russa come una volpe in una battuta di caccia, ma i Reds continuano a sbattere contro il muro eretto dai russi sotto canestro, e se da fuori la scatola non si apre, non può uscire altro che un pesante 34-20 all\'intervallo lungo.
Si riprende a giocare, e il Cska va ancora vicino a canestro da Krstic, che fa la voce grossa: poi Law azzoppa con una palla persa banalissima quella che sembra essere l\'ultima reazione emotiva dell\'Olympiacos, immediatamente punita dai russi con un\'esplosione di tutto il loro potenziale: bomba di Khryapa, altra bomba di Teodosic, tripla di Kirilenko sulla faccia di Papanikolaou, poi Gordon in penetrazione e in versione assist-man per Shved in campo aperto. Al 28\' è 53-34, un +19 che costringe Ivkovic a chiamare uno sconsolatissimo time-out e che sa già di festa per il Cska. Niente di più sbagliato. Ivkovic scompagina il quintetto andando con i giovani e la coppia Hines-Printezis sotto canestro: sembrerebbe l\'ultimo, sconsiderato tentativo di un allenatore che ormai non ha più nulla da perdere e, invece, la mossa funziona. Probabilmente avrebbe avuto una possibilità su cento di funzionare, ma funziona. Printezis e Hines danno mobilità alla difesa, propiziano recuperi in serie, mentre Sloukas, Mantzaris e Keselj puniscono dall\'arco un Cska che torna dal time-out già con lo spumante in mano. Nel giro di 4\' è 14-0 per i Reds e partita completamente riaperta.
I russi tornano ad affidarsi a Teodosic, ma il serbo è ormai deragliato rumorosamente dai binari, e quel giocatore perfetto per più di metà gara si è trasformato in una macchina da palle perse, letture sbagliate e tiri forzati. Kirilenko,che dovrebbe emergere prendendosi la squadra sulle spalle, si distingue per una stoppata magnifica su Hines ma si fa cancellare dalla difesa di cuore di Papanikolaou, mentre Krstic, chiuso fra le tenaglie di Hines e Printezis che gli sbucano da ogni dove, si ingambera in infrazioni di passi sesquipedali. Torna Spanoulis, ma l\'attacco dei Reds vive delle fiammate di Printezis, del suo lavoro a rimbalzo offensivo e dei suoi semiganci, magari bruttini a vedersi, ma letali: dentro quello del 57-52, dentro quello del 60-58, e la partita si decide in lunetta nel finale. Teodosic, con il ricordo fresco dello 0/2 di venerdì, ne mette uno solo, Spanoulis fa 2/2 interrompendo una lunga striscia incompleta (i Reds faranno 16/27, 59%, di squadra), così si va da Siskauskas. Ma la palla, incredibilmente, pesa anche per lui.

 
Cska Mosca: Teodosic 15, Siskauskas 8, Krstic 11, Kirilenko 12, Khryapa 3; Lavrinovic 5, Voronov 0, Vorontsevich 0, Shved 3, Kaun 2, Gordon 2. N.e.: Mejia. All.: Kazlauskas.
Olympiacos Pireo: Antic 7, Spanoulis 15, Dorsey 0, Keselj 3, Papanikolaou 18; Hines 0, Papadopoulos 0, Printezis 12, Mantzaris 3, Sloukas 4, Law 0. N.e.: Gecevicius. All.: Ivkovic.
« Ultima modifica: 14 Maggio, 2012, 16:15:47 pm da SPIRITO »
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Basket
« Risposta #28 il: 14 Maggio, 2012, 16:16:47 pm »
I Clippers chiudono la serie contro Memphis vincendo la bella in trasferta e andranno ad incrociare San Antonio; a Est, Miami supera Indiana in gara-1 delle semifinali di Conference con una prestazione super del duo James-Wade

 
 
 

 
 
 
 
 
MIAMI HEAT-INDIANA PACERS 95-86
Il neo-MVP, anzi tre-volte-MVP, ha bisogno di un tempo di assestamento. Poi, spiega perché il premio è mertitato, stra-meritato. LeBron James segna 32 punti con 15 rimbalzi (season-high) e, in coppia con l\'amico Wade (29 e 4 assist), prende pieno possesso del parquet dell\'American Airlines Arena cancellando dalla testa dei Pacers l\'ambiziosa idea di aprire la serie con una vittoria corsara: i due combinano per 61 punti complessivi, dopo che Chris Bosh li lascia soli (13 punti in 15\') per un infortunio ai muscoli addominali.
Indiana culla anche 9 lunghezze di vantaggio nella prima metà di gara, ma nel terzo quarto, quando i problemi di falli costringono coach Vogel a richiamare in panchina sia Hibbert che Hill, Miami comincia ad allungare le mani sulla partita "nella sua maniera", ossia lasciando completa carta bianca in attacco alla sua coppia di superstar. James e Wade si cercano e si alternano nell\'attaccare il canestro, producono 22 dei 25 punti degli Heat nella frazione e prendono il controllo emotivo della gara, di fronte a un\'Indiana tradita nella maniera peggiore da Danny Granger (7 punti e 1/10 dal campo, letteralmente disintegrato nell\'accoppiamento con LeBron). I Pacers provano a rispondere con l\'energia di Collison (10 punti, 6 assist, incontenibile quando riesce a prendere velocità in campo aperto) e con il peso di David West sotto i tabelloni (doppia-doppia da 17+12 per l\'ex-Hornets), ma quando i palloni cominciano a scottare emerge la relativa esperienza della squadra di Vogel, incapace di gestire con lucidità i possessi decisivi contro una difesa degli Heat che si chiude a tenaglia. Con Granger scomparso, West e Hill sprecano, e gli Heat puniscono con cinica puntualità in contropiede con James e Wade: importante anche il contributo di Joel Anthony, in campo a lungo dopo il forfait di Bosh, che dà sostanza e atletismo in vernice chiudendo con 9 punti e 7 rimbalzi.
Bosh resta in dubbio per gara-2, ma una sua eventuale assenza potrebbe pesare tantissimo nell\'economia offensiva degli Heat: senza di lui, Miami si è semplicemente limitata a mettere palla in mano a Wade e James attendendo che creassero pericoli dal palleggio, mancando completamente di pericolosità nella zona intermedia, dove Bosh può punire con i piazzati sugli scarichi, e senza un\'alternativa in post-basso che potesse variare lo spartito. Agli Heat, possiamo dirlo, è andata bene, anche perché i problemi di falli hanno tenuto Hibbert per tanto tempo lontano dal campo: ma con il centro di Georgetown sul parquet al fianco di West, Indiana ha un netto vantaggio da sfruttare sugli avversari in versione Bosh-less in vernice.
Miami: James 32, Haslem 2, Bosh 13, Wade 29, Chalmers 4; Miller 2, Battier 0, Anthony 9, Turiaf 4. N.e.: Cole, Howard, Jones, Pittman. All.: Spoelstra.
Indiana: Granger 7, West 17, Hibbert 17, George 6, Hill 10; Barbosa 9, Amundson 0, Hansbrough 8, Collison 10, Jones 2. N.e.: Pendergraph, Price, Stephenson. All.: Vogel.
MEMPHIS GRIZZLIES-LOS ANGELES CLIPPERS 72-82
Nick Young l\'ha detto subito e ha sempre continuato a ribadirlo: i Clippers hanno una delle panchine più forti e profonde della Lega. Per quanto questa affermazioni continui a restare quantomeno sospetta, questa volta bisogna dare atto all\'ex-guardia di Washington, perché è la second-unit di Vinnie Del Negro a decidere la bella al FedEx Forum che vale l\'accesso alla semifinale di Conference e l\'incrocio con i San Antonio Spurs. La panca di LA produce 41 punti contro i soli 11 di quella avversaria, compresi 25 dei 27 del quarto periodo, quello decisivo, in cui i Clippers balzano sul +10 in avvio e amministrano poi il cuscinetto fino alla sirena: lo stesso Young guida il gruppo delle riserve mettendo 13 punti a referto, ma la differenza vera la fanno Kenyon Martin (doppia-doppia da 11+10) e Reggie Evans (9 rimbalzi) con la loro intensità sotto i tabelloni. Risulta così decisamente meno amaro il 6/23 combinato di Butler e Griffin, mentre Chris Paul chiude con 19 punti e 9 rimbalzi.
Memphis raccoglie invece uno 0/13 dall\'arco che va a sommarsi al 2/18 complessivo in gara-2 e 5, confermando le difficoltà della squadra di Hollins ad aprire il campo dopo il sorprendente 11/16 segnato nella prima partita della serie: per scegliere il peggiore, fate voi, tra il 3/12 dal campo di Randolph, il 2/13 di Conley e, soprattutto, l\'1/11 di Mayo dalla panchina che, con 4 punti, è il top-scorer della second-unit dei Grizz. Davvero poca, pochissima roba.
Memphis: Gay 19, Randolph 9, Gasol 19, Allen 7, Conley 7; Mayo 4, Pondexter 3, Speights 2, Haddadi 0, Arenas 0, Cunningham 2. N.e.: Hudson, Selby. All.: Hollins.
LA Clippers: Butler 8, Griffin 8, Jordan 0, Foye 6, Paul 19; Bledsoe 8, Martin 11, Williams 9, Young 13, Evans 0. N.e.: Gomes, Simmons, Thompkins. All.: Del Negro.
« Ultima modifica: 14 Maggio, 2012, 16:17:27 pm da SPIRITO »
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Basket
« Risposta #29 il: 15 Maggio, 2012, 17:51:57 pm »
Philadelphia porta in parità la serie con i Celtics passando di un punto al Garden con 18 di Holiday, mentre i Lakers franano malamente a OKC, affondati dal cinquantello abbondante forgiato in coppia di Durant e Westbrook

 
 
 

 
 
 
 
 
OKLAHOMA CITY-LOS ANGELES LAKERS 119-90
"Ad essere onesti, ci serviva qualche giorno di riposo perché è stata una stagione massacrante. Ma il coach è stato bravo nel farci mantenere sempre altissima la soglia di concentrazione lavorando in palestra". Se mai qualcuno si fosse chiesto se i Thunder fossero pronti dopo una buona settimana di pausa, Kevin Durant mette subito le cose in chiaro: questa squadra non è rimasta a guardare il soffitto in attesa dell\'epilogo della serie fra Lakers e Nuggets, anzi, se possibile, ha sudato e faticato alla follia in allenamento. KD segna 25 punti con 8 rimbalzi, Russell Westbrook va vicino alla tripla doppia mettendone 27 con 9 assist e 7 rimbalzi, e OKC massacra i Lakers prendendo completamente in mano la partita sul finire del primo quarto e dilagando poi fino al +35. Impressionante, a dir poco. Le due stelle dei Thunder combinano per 52 punti nonostante un quarto periodo trascorso interamente in panchina, mentre James Harden, fresco del riconoscimento di Sesto uomo dell\'anno, ne scrive 17 in uscita dalla panchina, una panchina che va quasi interamente a referto, con 7 degli 8 effettivi schierati da coach Brooks.
I Thunder gestiscono l\'attacco alla perfezione, aggiungendo al 53% dal campo anche 4 palle perse, minimo stagionale: giusto per darvi un\'idea, il precedente record era di 8 (nella serie contro Dallas), e di 10 in regular-season. OKC domina i Lakers in campo aperto (13-0 il conto dei punti in contropiede) e, contro pronostico, anche nei punti da seconda occasione: 21-11 nonostante un piccolo deficit nel conto complessivo dei rimbalzi. Kobe Bryant non va oltre un modesto 7/18 al tiro per 20 punti complessivi, Sessions si ferma a 1/7, Blake, la cui capacità di aprire il campo era stata fondamentale nella serie con Denver, chiude con un uovo da 0/1. I gialloviola, già sotto di 15 lunghezze all\'intervallo, subiscono l\'aggressività dei Thunder a inizio ripresa con un parziale di 0-9 che si trasforma poi in un 2-15 e 6-24 che aggiorna il tabellone sull\'83-50 alla metà del terzo quarto: partita stra-finita.
Oklahoma City: Durant 25, Ibaka 6, Perkins 4, Sefolosha 7, Westbrook 27; Harden 17, Collison 4, Mohammed 7, Fisher 5, Cook 8, Aldrich 7, Ivey 2, Hayward 0. All.: Brooks.
Los Angeles: World Peace 12, Gasol 10, Bynum 20, Bryant 20, Sessions 2; Blake 0, Hill 4, Barnes 8, McRoberts 2, Goudelock 5, Ebanks 2, Murphy 0, Morris 5. All.: Brown.
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BOSTON CELTICS-PHILADELPHIA 76ERS 81-82
Sconfitta di un punto in gara-1, vittoria di un punto in gara-2, e se non c\'è equilibrio al Garden è difficile trovarlo altrove. Nonostante tre quarti di pallacanestro offensiva di qualità decisamente bassa, i Sixers infliggono il primo ko casalingo della post-season alla squadra di Doc Rivers, (stranamente) incapace di gestire i possessi decisivi nel finale: Evan Turner segna il canestro del sorpasso a 40" dalla sirena, poi è Kevin Garnett ad affossare i biancoverdi con un fallo in attacco a poco più di una decina di secondi dal termine. Jrue Holiday giuda Phila con 18 punti e 4/6 dall\'arco, Iguodala ne aggiunge 13 con 7 assist e 6 rimbalzi, mentre, dalla panchina, è fondamentale l\'apporto del rookie Lavoy Allen, molto solido in vernice con 10 punti e 8 rimbalzi in più di 30 minuti di impiego. Per i Celtics, risvegliatisi soltanto nel quarto periodo dopo un terrificante 9/37 dal campo nei due quarti centrali, non bastano i 17 di Ray Allen dalla panchina e la doppia-doppia da 15+12 di Kevin Garnett. Si vede poco Pierce (solo 7 punti con 2/9 dal campo), crolla Bass (che parte fortissimo salvo poi spadellare un 5/15), mentre Rajon Rondo, dopo la tripla doppia in gara-1, "storta" la mano chiudendo con 8 punti e 4/12.
"Sono molto soddisfatto dei miei ragazzi - il commento di Doug Collins -. Per tutta la stagione ho sempre detto che non avremmo mai potuto vincere partite tirate come questa, e invece ora ci credono, hanno grande fiducia in loro stessi. E\' stata una vittoria splendida, tutta da gustare".
Boston: Pierce 7, Bass 12, Garnett 15, Bradley 8, Rondo 8; Stiemsma 2, Allen 17, Pietrus 8, Dooling 0, Hollins 4, Daniels 0. N.e.: Moore, Pavlovic. All.: Rivers.
Philadelphia: Iguodala 13, Brand 7, Hawes 8, Turner 10, Holiday 18; Williams 8, Allen 10, Young 4, Meeks 4. N.e.: Battie, Silas, Vucevic, S. Young. All.: Collins.
« Ultima modifica: 15 Maggio, 2012, 17:52:47 pm da SPIRITO »
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