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Napoli(a spasso nel tempo)

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Napoli(a spasso nel tempo)
« il: 19 Ottobre, 2011, 15:27:56 pm »
tutto il materiale e consultabile sul sito : http://www.riccardoc...ro.it/index.htm
 
 
 
 
la preistoria
 
Una storia lunga cent’anni, dalle prime sfide sul terreno sconnesso al Mandracchio, tra l’attuale Piazza del Municipio e Via Marina, nei pressi del molo del porto, fino ai grandi appuntamenti nel monumentale Stadio San Paolo; dai pochi curiosi spettatori alla scoperta del gioco del calcio, fino ai 90 mila che in alcune occasioni hanno riempito l’impianto di Fuorigrotta. Vi proponiamo questo itinerario, a volte glorioso, a volte carico di delusioni, attraverso le foto dei protagonisti schierati nelle varie formazioni, integrate dalle presenze-record e dai grandi cannonieri: presentiamo anche gli “indimenticabili”, ovvero i presidenti, gli allenatori, i giocatori, beniamini della folla, che sono rimasti nella storia; vi sottoponiamo, altresì,  il Napoli ideale di tutti i tempi, così come lo hanno scelto indiscutibili “osservatori”. Inoltre, passando dalla preistoria del calcio napoletano , fino ai giorni nostri, vi offriamo succosi e documentati racconti delle vicende azzurre, descritte per le pagine di questa rubrica da preparati e popolari cronisti partenopei che hanno cortesemente accettato la collaborazione al sito "A spasso nel tempo": Romolo Acampora, attento testimone diretto di tanti anni, racconta decenni e decenni di eventi azzurri , mentre Giuseppe Pacileo, con la sua solita verve, ricorda le "diavolerie" di Gigino Scuotto, il Richelieu del Napoli dell’era Lauro, ed il ruolo storico di Ascarelli; Mimmo Carratelli tratteggia, con il suo inconfondibile stile, la genialità ed il talento di Corrado Ferlaino e il trionfo mondiale di Cannavaro; Mimì Pessetti ricorda con dovizia di particolari il cammino di Attila Sallustro e Toni Iavarone racconta una storia che è una favola, quella di Antonio Juliano; quindi un piacevole ricordo di Monzeglio attraverso  la penna di Carlo Di Nanni;   ancora Franco Esposito ripercorre, con puntuale maestria, l’inossidabile carriera del "petisso" Pesaola e Nino Masiello si ripropone come "cantore" del grande Vinicio. Ciccio Marolda ripercorre, con ricchi particolari, i patti storici (e vittoriosi) tra gli azzurri e la società. Poi il capitolo Maradona, il suo carisma, i suoi trionfi,  per la sensibile penna di Massimo Corcione, e sul Napoli dello scudetto l\'opinione del famoso e compianto Gino Palumbo. Per concludere, due “chicche”: la storia e l’elogio del ciuccio, attraverso gli scritti di due grandi  giornalisti, Bruno Roghi e Felice Scandone e, in chiusura, grazie alla ricostruzione del più noto collezionista del calcio napoletano, Dino Alinei, possessore di innumerevoli cimeli, vi presentiamo la rassegna dei vari distintivi che hanno accompagnato il Napoli nel suo lungo e spesso tormentato percorso.
la Coppa Salsi, primo trofeo vinto a Napoli (dal Naples), nel 1905

 
Il calcio dei pionieri cominciò così sui giornali ...
 
A sinistra, foto di gruppo di giocatori con le rispettive signore e fidanzate prima di una partita dell’epoca preistorica del calcio, ispirata dai marinai inglesi che facevano scalo a Napoli. Qui sotto,  uno dei primi resoconti di una partita di calcio apparsi su “Il Mattino” alla fine dell’Ottocento. Vi aiutiamo a leggerlo, parola per parola : “Una partita di foot-ball. Nel locale della Ginnastica Partenopea al Reclusorio ha avuto ieri svolgimento una partita di foot-ball (giuoco del calcio) tra alcuni soci della “Società Canottieri Italia” ed altri della “Partenopea”. Le due schiere di giocatori, ciascuna delle quali forte di dieci baldi giovani, hanno dimostrata somma valentia
in questo difficile giuoco che consiste nel ricacciare mediante colpi, dati per lo più con i piedi, una palla nella porta (vano) del campo avversario. La partita è durata per più di due ore,interrotta soltanto di quattro riposi di pochi minuti ognuno; e sarà continuata in altro giorno, da stabilirsi, per la gara decisiva. Fra i giocatori si distinsero i sigg. De Concilis ed i due fratelli La Manzio della Partenopea e i sigg. Massei, Salvati e Kernot dell’Italia. Facevano da giudici i signori Attanasio, Frasca, Pinto, Coppola e Calmann.” Testuale, con uno stile calcistico molto approssimativo. A quell’epoca si giocava a nord della città partenopea, una distesa pianeggiante che fu scelta poi per costruire l\'attuale Aeroporto di Capodichino.
  Nella foto, in basso, a sinistra,  un allenamento… preistorico nel 1907 su un campetto nella zona di Agnano. Il tedesco Pottz colpisce di testa. In porta ( si notano le fasce di ferro strette intorno alla traversa) il famoso Conforti che giocava avendo al suo fianco una sedia, sulla quale si sedeva comodamente quando il pallone era lontano. Nell\'altra foto, in quel periodo i giocatori, in mancanza di spogliatoi e altre attrezzature ,  arrivavano  sulle proprie auto alla partita già “vestiti” con gli indumenti di gioco, pronti a scendere in campo.
     
« Ultima modifica: 20 Ottobre, 2011, 17:09:35 pm da napoliman »

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« Risposta #1 il: 19 Ottobre, 2011, 15:30:56 pm »
[size=\"4\"]Dal brindisi per pochi intimi ad Agnano... [/size][/i][/b][/color]

Nella foto a sinistra, la giovane marchesa Padula fa da  madrina all’inaugurazione nel 1913 del nuovo campo del Poligono di Tiro ad  Agnano, uno dei primi terreni di gioco presenti a Napoli (i  primi in assoluto sono storicamente  considerati quello nella zona del  Mandracchio e il Campegna nell\'area flegrea).  Per l\'occasione si notano tra le mani della marchesa Padula il classico manicotto ed un fascio di fiori, abito lungo adatto alla cerimonia inaugurale . Appesa al palo sinistro della porta figura, allora come ai giorni nostri,  l’immancabile bottiglia di champagne, pronta ad essere infranta sul legno.

...ai primati del
San Paolo

Lo Stadio San Paolo fu inaugurato il 6 dicembre 1959 con Napoli-Juve (2-1). Da una capienza di 87.500 spettatori, si passò ad una di 78.000 (terzo in Italia dopo il "Meazza" di Milano e l’Olimpico di Roma). Ora  c’è una richiesta di ulteriore riduzione: a 60 mila 260 spettatori, a seguito di un’ennesima ristrutturazione. Il nome dello stadio è dovuto alla tradizione che ricorda come San Paolo avrebbe raggiunto l’Italia attraccando nella zona di Fuorigrotta.

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« Risposta #2 il: 19 Ottobre, 2011, 15:36:11 pm »
I campi a disposizione dei calciatori napoletani  

A Napoli si cominciò a giocare davvero al calcio sul terreno sconnesso del Mandracchio, nella zona del porto, vicino l’attuale Via Marina, dove i molti giovani e baldi marinai inglesi, quando potevano scendere dalle loro  navi,  trovavano uno spiazzale adatto per giocare a football, come facevano in Inghilterra, attirando la curiosità e gli sberleffi dei residenti della zona. Spogliarsi per indossare la tenuta di gioco rappresentava un grosso problema, col rischio di provocare scandalo nel gentil sesso.. Un campo molto rudimentale, come rudimentali erano i campi dove  finirono col giocare i napoletani con le loro squadre. Il campo di Marte a Capodichino, il Poligono di Tiro, il terreno di Campegna, ai  Campi flegrei e altri campetti nella zona, man mano che cominciavano a fiorire a Napoli le prime squadre organizzate, primi tra tutte il Naples e l’Internazionale che in seguito dettero poi vita al Napoli. E\' scontato che i pioneri erano  persone che avevano "\'e denare"  che disponevano di tempo libero da dedicare al pallone. Nella foto, in alto, una rara "panoramica" dello stadio Ascarelli ,  chiamato Vesuvio durante i primi tempi, subito dopo l\'inaugurazione nel 1930. Le tribune, come si può anche notare nella foto, erano in legno, per una capienza complessiva di diecimila spettatori. Tutto a spese del munifico presidente azzurro Giorgio Ascarelli, il presidente napoletano verace del Rione Pendino,  che, purtroppo, morì, ad appena 36 anni,  poco dopo l\'inaugurazione del nuovo stadio sorto nel Rione Luzzatti. Ai suoi funerali fu memorabile l\'imponente partecipazione dei tifosi azzurri.

 
 
 [size=\"1\"] un disegno del famoso bozzettista Achille Beltrame sulla prima pagina della "Domenica del Corriere" del 1902 per illustrare una partita di football di quei tempi.[/size]


 
 
Ecco i campi principali sui quali si giocò a  Napoli, dal vecchio "Campegna" al moderno "San Paolo" :
 
1904: Campegna
   Ritenuto insufficiente e scomodo il terreno del Campo di Marte a Capodichino (che fu uno dei primi spazi a disposizione, insieme con il famoso Mandracchio nella zona del Porto), i dirigenti  del Naples Football Club, dell’Audax, della Juventus di Napoli presero in fitto un terreno a Campegna alle pendici di Posillipo. Qui si installarono le porte e si costruì un casotto in legno dove finalmente era possibile spogliarsi e depositare gli abiti. I giocatori arrivavano in carrozza o in auto al campo con la loro “corte” di amici e amiche. Mangiavano, poi giocavano. Man mano, sorsero nuove squadre ( non solo a Napoli, anche in Campania) e la struttura migliorò. Il campo si trovava proprio sotto la collina di Posillipo, dove adesso c\'è una  parte del quartiere Fuorigrotta, costruito successivamente.

1912: Agnano
   Il campo, nei pressi delle Terme di Agnano,  venne inaugurato il 27 ottobre del 1912 con una vittoria per 3-2 dell\'Internazionale di Napoli sulla romana Roman. In precedenza era stato recintato e fornito di un casotto spogliatoio, mentre era stato sistemato un settore per il pubblico. Mezza lira di "ingresso sostenitore". Ma pochissimi pagavano, gli spettatori preferivano entrare con vari espedienti, scansavano il botteghino, scavalcavano le "montagnelle" che circondavano il campo e si godevano gratis lo spettacolo. Il Naples, successivamente,  si trasferì al Poligono di Tiro a Segno, da poco inaugurato. Ad Agnano Giorgio Ascarelli portò poi a giocare il suo Internaples - da poco costituito con una fusione - nel campionato 1923-24, alternando il campo di Agnano a quello dell\'Arenaccia.
 
[size=\"2\"]1913: Poligono di Tiro[/size][/u][/b]
Il campo del Poligono di Tiro fu inaugurato nel 1913 e intitolato a Vittorio Emanuele III. In precedenza ospitava soprattutto polli e tacchini. Le prime partite del Naples e dell’Internazionale, disputate su un fondo sabbioso e irregolare, cominciarono così ad avere anche gli spettatori paganti. Si giocava in una zona antistante le varie  postazioni di sparo del tiro a segno. Tra il primo e il secondo tempo, un rappresentante delle società raccoglieva i soldi per l\'ingresso con un blocchetto di ricevute. Nella foto, ecco ciò che è rimasto per diversi anni  del vecchio campo del Poligono di Tiro "Vittorio Emanuele III". Si notano gli ex spogliatoi e sopra, sulla collina incolta, la zona con poche case di campagna, dove successivamente sono sorti i palazzi e le ville dell\'attuale Via Manzoni.
 

Offline Mister Montana

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« Risposta #3 il: 19 Ottobre, 2011, 15:38:19 pm »
Immagino lo spettacolo. :look:
[quote name=\'V for V\' timestamp=\'1336863317\' post=\'507948\']

ho visto  montana collegato e tornato :love:

[/quote]

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« Risposta #4 il: 19 Ottobre, 2011, 15:40:53 pm »
Ecco i campi principali sui quali si giocò a Napoli, dal vecchio "Campegna" al moderno "San Paolo" :

[font=\"Verdana\"][size=\"2\"]1920: Campo Ilva Bagnoli [/size][/font]
 Per il campo dell’ "Ilva Bagnoli" è incerta la data dell’inaugurazione. La sua storia è parallela alla complessa storia dell’Italsider, nella quale il campo finirà per essere inglobato. Era uno dei vari campi sorti ai piedi della collina di Posillipo. Su quel terreno vi giocava sistematicamente l’Ilva Bagnolese, ma in varie occasioni l\'impianto dell\'Ilva ospitò anche l’Internaples di Ascarelli e in seguito, saltuariamente, il Napoli, sia negli ultimi Anni Venti che negli Anni Trenta. L’area del
campo poi ha cambiato uso ed ha seguito il destino del Centro siderurgico. Ora la zona è sottoposta a una  bonifica ambientale, ma al di fuori della cinta degli ex stabilimenti Ilva è in attività un altro terreno di gioco. Nella prima foto in alto, il campo di Bagnoli negli Anni Venti; nell\'altra foto, il campo dell\'Ilva Bagnoli durante una partita  Anni Trenta. In primo piano un giocatore con la maglia della Bagnolese, nera con  la stella bianca.

[size=\"2\"][color=\"#00FFFF\"] [/color][/size]
[size=\"2\"][color=\"#00FFFF\"] [/color][/size]
[size=\"2\"]1926: Arenaccia [/size][/u][/b]

Un terreno del Comune all\'Arenaccia occupato dai militari, venne poi dal generale Albricci adibito a campo di calcio. Nel 1926 ci fu l\'inaugurazione. Su questo stesso  campo debutterà poi anche l’A.C. Napoli, grazie all\'abilità e iniziativa di  Giorgio Ascarelli che riuscì a conquistare l\'impianto adattandosi (dopo uno strascico giudiziario)  a coabitare con i militari che l\'avevano occupato durante la guerra. In muratura solo in parte, poi fu rimodernato. Qui il Napoli disputò il suo primo storico campionato di A, Divisione Nazionale a due gironi, in cui conquistò un solo punto col Brescia, il 13 febbraio del 1927. La squadra azzurra continuò a giocare all\'Arenaccia in attesa dell\'inaugurazione dello stadio voluto dalla tenacia ferrea di Giorgio Ascarelli, al Rione Luzzatti. Il campo dell\'Arenaccia ha ospitato in tempi diversi pure partite di rugby, gare di ciclismo su pista, di atletica  e per un periodo del dopoguerra funzionò anche  da cinodromo. Per alcuni anni venne prescelto per gli arrivi del Giro Ciclistico della Campania.  Capienza di allora 12.000 spettatori.

 
[size=\"2\"]1929: Vomero [/size][/font][/b]

In muratura, fortemente voluto dal Fascismo, lo stadio del Vomero fu inaugurato il 27 ottobre 1929 e si chiamò agli inizi "XXVIII ottobre". I calciatori azzurri vi giocavano, però, molto a malincuore. Troppo distante era la folla. Gli preferirono, quindi,  nel 1928-29 il campetto dell’Ilva Bagnoli. Il Napoli  giocò al Vomero nel 1933-34, perchè l\'Ascarelli era in rifacimento, in vista dei mondiali del 1934. Vi ritornò nel finale del 1941-42 e nel \'42-43 (perchè l\'Ascareli era stato bombardato) ma fu sfrattato dalla Wehrmacht e dalle S.S., che lo usarono  anche come centro di raccolta dei partigiani napoletani catturati dai tedeschi. Nello Stadio del Vomero trovarono sepoltura provvisoria (lato curva nord) i partigiani uccisi dai nazisti durante le "Quattro giornate",  cerimonia alla quale presero parte anche i dirigenti e i giocatori azzurri. Ma dopo la guerra,  da Stadio Littorio diventò “Stadio della Liberazione”. L\'impianto risultò l’unico con una certa agibilità ed ospitò il Napoli del dopoguerra, dal 1946, spesso con più di 40 mila spettatori (a
nche con impalcature a tubolari Innocenti nelle curve). Tra alcune invasione di campo, ci fu  ancheun evento che sfiorò la tragedia. Il 27 gennaio 1946, Napoli-Bari 2-1: al gol tanto atteso dell\'albanese Lustha, il primo in maglia azzurra del neo acquisto, l\'esultanza fu tanta da far crollare una fetta delle tribune. Le cronache riferiscono di 114 tra feriti e contusi. Rifatto ex novo negli Anni 70,  anche per altri sport.  Nelle foto, in alto, lo stadio del Vomero durante una partita del 1938, quando si chiamava "Stadio Littorio"; in basso una panoramica dell\'impianto vomerese dopo la  ristrutturazione nel dopoguerra.  Poi, rinnovato, prese il nome di "Stadio Collana", con una vita tormentata, sempre alle prese con problemi di agibilità

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« Risposta #5 il: 19 Ottobre, 2011, 15:43:48 pm »
1930: Ascarelli  
 

 
Costruito  in meno di sette mesi (dall\'agosto 1929) con i soldi del presidente del Napoli, Giorgio Ascarelli, venne inaugurato con Napoli-Triestina vinta 4-1 (16-2-1930), ma memorabile fu il vero debutto in 23-2-1930 contro la Juve. I bianconeri vincevano  2-0, ma nella ripresa una doppietta di Buscaglia fissò il 2-2. Un tripudio. Le tribune erano prevalentemente in legno, per poco più di 10 mila spettatori. Lo stadio   venne chiamato “Vesuvio” e per un breve periodo "Ascarelli". Fu il primo stadio d\'Italia di proprietà esclusiva di un grande club. Quando fu ristrutturato ed ingrandito in muratura, alla vigilia dei mondiali del 1934, la capienza venne portata a 30 mila spettatori e cambiò la denominazione in "Partenopeo". Nella foto,  a sinistra, la cerimonia della posa della prima pietra dello stadio Ascarelli avvenuta nel 1929. A sinistra si notano il terzino del Napoli Innocenti, una delle figure più rappresentative dell\'epoca, ed al suo fianco, sorprendentemente in pullover,   Ascarelli, che finanziò tutti i lavori. nella foro, una delle curve dello stadio al Rione Luzzatti, all\'inizio fatto per lo più in legno.

1934: Partenopeo

   
Lo stadio "Partenopeo" venne  ricavato dallo Stadio Ascarelli e  fu ricostruito in cemento armato, per 40 mila tifosi. Ospitò per i campionati mondiali Germania- Austria e Italia- Francia. Il Fascismo, poichè  il benemerito e compianto presidente degli azzurri era di origini ebraiche, preferì chiamare lo stadio, ristrutturato integralmente, “Partenopeo” anzichè "Ascarelli ". Nel 1937 il Napoli realizzò nello stadio "Partenopeo" un esperimento: l\'ingresso libero alle donne. L\'impianto venne distrutto dai bombardamenti aerei degli anglo-americani durante il tormentato campionato 1941-42 e successivamente subì un lungo saccheggio. A sinistra  l\'ingresso dello stadio "Partenopeo".

 
 
 
 
1945: Orto Botanico  
   Nel dopoguerra, col "Partenopeo" ormai in macerie per i bombardamenti, l\'Arenaccia fuori uso e lo stadio del Vomero in mano agli Alleati, si giocò anche all\'Orto Botanico, dove per emergenza, in vista del campionato regionale. fu allestito - su iniziativa di Gigino Scuotto - un terreno di gioco, di fortuna, proprio per il Napoli, con una tribunetta in muratura per spettatori in piedi (qualche migliaio). La mano d\'opera fu pagata con le bottiglie di liquore e le stecche di sigarette fornite, come contributo volontario, dai soldati americani che stazionavano nell\'Orto Botanico. L\'inaugurazione avvenne  con Napoli-Frattese, 2-2 nel gennaio 1945 e gli azzurri vi giocarono per tutta la stagione. Il patrimonio vegetale dell\'Orto era stato distrutto dalle truppe alleate che  vi dimoravano, anche con alcune casermette.

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« Risposta #6 il: 19 Ottobre, 2011, 15:45:47 pm »
1959: San Paolo


 Il "San Paolo" fu inaugurato ufficialmente con Italia-Svizzera (3-0), il 6 gennaio 1960, dopo circa dieci anni di lavori. ma aprì eccezionalmente prima, con Napoli-Juve (2-1) il 6 dicembre del 1959. Lo Stadio di Fuorigrotta in passato ha ospitato fino a 90 mila spettatori. Ha subìto varie ristrutturazioni (tra cui la costruzione della copertura in ferro e della nuova tribuna stampa, con 436 posti) e anche periodi di inagibilità, accompagnata da un progressivo decadimento della struttura. Ora la capienza dello stadio "San Paolo" è ridotta,  in base alle nuove norme sulla sicurezza. Nella ristrutturazione per i Mondiali di calcio del 1990 non sono stati creati, tra l\'altro,  tombini sufficienti e strutture adeguate per lo sversamento dell\'acqua piovana (da qui un paio di allagamenti degli spogliatoi), mentre il manto erboso, che già soffre per la copertura dello stadio, è stato erroneamente poggiato su sabbia di mare e non di fiume. In passato il San Paolo è stato anche utilizzato per riunioni di atletica leggera. Ora dispone al suo interno di alcune palestre polifunzionali. E\' di proprietà del Comune di Napoli. Nella foto a sinistra, Alcide De Gasperi durante la cerimonia della posa della prima pietra al costruendo stadio di Fuorigrotta il 27 aprile del 1952. In alto, il San Paolo al tempo dell\'inaugurazione senza le coperture in acciaio apportate successivamente per i mondiali di calcio.

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« Risposta #7 il: 19 Ottobre, 2011, 15:47:14 pm »
forse e un po palloso come topic,pero piano piano lo aggiorno :look:

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« Risposta #8 il: 19 Ottobre, 2011, 15:48:21 pm »

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« Risposta #9 il: 19 Ottobre, 2011, 15:50:17 pm »
1932/1953: il primo covo azzurro fu demolito dal piccone
 
Forse è una foto unica, superstite, della famosa "Torrefazione Azzurra", il primo vero "covo" del tifo napoletano, inaugurata nel 1932, e situata all\'angolo tra Via Sanfelice e Via Medina. Fu il primo  ritrovo al coperto per i tifosi napoletani. La facciata del noto bar è tutta contornata da grappoli di frutta  in occasione di una "festa dell\'uva" allora molto di moda.   Dopo 20 anni, la "Torrefazione Azzurra" scomparve tra molti rimpianti letteralmente sotto i colpi di piccone nel  1953 nel quadro del famoso  "piano di risanamento" della zona.

[font=\"Verdana\"]N[/font][font=\"Verdana\"]egli Anni Venti e Trenta, nell’epoca pionieristica del tifo partenopeo, i sostenitori azzurri che volevano tenere accesa la fiammella del loro grande amore verso la squadra, intendevano discutere, commentare, proporre, vedersi, insomma, fuori dello stadio, questi tifosi, non avevano punti di riferimento come li hanno oggi. Non esistevano Club Napoli, non c’erano nemmeno i Bar sport. Qualche capannello in Galleria, a Piazza Trieste e Trento, sotto la sede del “Mezzogiorno Sportivo”, a rischio maltempo. Il primo covo del tifo azzurro arrivò solo nel 1932. Lo diventò la famosa “Torrefazione Azzurra”, creata all’angolo di Via Sanfelice e Via Medina ed inaugurata su ispirazione del grande giornalista Felice Scandone. Al tifosissimo Pasquale Castaldo, proprietario di una tabaccheria in Via Monteoliveto di fronte al vecchio palazzo delle Poste, e assiduo nella sede del Napoli, Scandone suggerì: “ Perché non apri un Bar, frequentato dagli appassionati del Napoli, che sia come un centro di raccolta, perché tutti si conoscano e si affiatino, stiano sempre vicini al Napoli, magari organizzando anche qualche trasferta? [/font][/size]

[font=\"Verdana\"]Un locale che già nel nome sia intimamente legato alla squadra napoletana, che si chiami, per esempio, Torrefazione Azzurra?” E così Castaldo entusiasta del suggerimento trovò subito il locale all’angolo di Via Medina e vi allestì un magnifico Bar. E lo chiamò appunto “Torrefazione Azzurra”.
    Fu inaugurato il 4 giugno 1932, nel finale di un campionato di centro-classifica. Intervennero tutti i dirigenti del Napoli d’allora, capeggiati da Emilio Reale, Eugenio Coppola, Alfredo Maiorano, molti giocatori tra cui Sallustro, i fratelli Ghisi, Innocenti, De Martino e quasi tutti i giornalisti sportivi napoletani. In seguito, in quel Bar, i tifosi si avvicendarono da mattina a sera, come fossero a casa propria, in un clima familiare. Azzurro dappertutto, le pareti, le tazzine del caffé, che recavano anche il disegno di un pallone, i bicchieri, persino le divise dei camerieri e dei banconisti. Un tripudio di azzurro.
    E la domenica folla di appassionati la mattina, quando il Napoli giocava in casa, e il pomeriggio quando era impegnato in trasferta. Scandone spesso organizzò un servizio di trasmissione lampo con la collaborazione della Redazione della “Gazzetta del Popolo” di Torino, ben organizzata al seguito di Juve e Toro. I risultati arrivavano via telefono e venivano trascritti col gesso, naturalmente azzurro, sulla grande specchiera della parete centrale, con grossi caratteri. Un grande successo per quei tempi.      Tra i più assidui frequentatori anche Giorgio Ascarelli e Felice Scandone, al quale il “covo” azzurro serviva per tastare il polso dei tifosi prima di scrivere i suoi articoli. Poi, dopo il gran successo della “Torrefazione Azzurra”, sorsero vari Bar, altri ritrovi per i tifosi, in vari punti della città, primo fra tutti il “Bar Pippone” che il terzino Paolo Innocenti conduceva in Via Santa Brigida con la collaborazione della bella e dinamica moglie bolognese, ed il Bar Cavanna in Via Roma .
   Ma su quello storico angolo del tifo azzurro in Via Medina, il 21 ottobre 1953 fecero calare il piccone brutalmente spietato, anche se “risanatore”. Il primo vero covo azzurro della città da quel giorno non c’è più.
    Restano soltanto i ricordi, ma il tempo inesorabile ha ridotto drasticamente , se non proprio azzerato, il numero dei tifosi che possono affidarsi alla propria memoria per ricordarlo. Ci piace immaginare che quello striscione apparso fuori il cimitero di Poggioreale, dopo il primo scudetto di Maradona, con la scritta “E che ve site perso!…” fosse indirizzato anche a quei tifosi pionieri dei tempi eroici del calcio a Napoli.

Nelle altre foto, il Bar Pippone  del terzino Innocenti  in Via Santa Brigida ed il Bar Cavanna in Via Roma[/font]
« Ultima modifica: 19 Ottobre, 2011, 15:51:38 pm da napoliman »

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« Risposta #10 il: 19 Ottobre, 2011, 16:33:00 pm »
                              
[font=\"Verdana\"][size=\"4\"][size=\"4\"]Un romanzo lungo cent\'anni[/size]
            [font=\"Verdana\"][size=\"4\"][font=\"Verdana\"][size=\"2\"]di Romolo Acampora[/size][/font][/size][/font][/size][/font][/b]
                  
                              
In principio fu il Naples
            
            
Era l\'anno di grazia 1904, il Naples Cricket and Football Club - nato come sezione del Circolo Canottieri Italia - muoveva i primi passi sul Campo di Marte, dalle parti di Capodichino. Sulle cronache cittadine nel racconto delle sue gesta trovavano più spazio i merletti mondani ("Notate la marchesa Cutinelli e la figliola, madame Guidat Durreye con la graziosa figliola, la viscontessa de Melissand... e la più assidua a bordo campo... la duchessa Paduli") che i dettagli tecnici degli incontri fra i rampolli annoiati della nobiltà e della borghesia cittadina, i signorini Scarfoglio (Michele e Paolo, che il fondatore de Il Mattino aveva avuto da donna Matilde Serao), Giolino, Bayon, Treves... In porta, Michele Conforti se la prendeva comoda; portava tra i pali una sedia e, quando l\'azione si svolgeva nell\'altra metà campo, si accomodava tranquillo e scambiava quattro chiacchiere con chi seguiva l\'avvenimento nei pressi.
               La maglia era blu e celeste, il presidente Luigi Salsi, imprenditore edile di origini emiliane. Di questa preistoria incerta e controversa restano racconti di campi polverosi, trasferte avventurose ed una data: il 16 aprile 1910 il Naples in trasferta a Palermo sconfigge la squadra locale per 2-1 e conquista il Lypton Trophy. Per dare enfasi internazionale all\'impresa un cronista un po\' avventato trasformerà in maltesi i calciatori palermitani. Nella capitale della tazzulella \'e cafè arriva il primo trofeo calcistico messo in palio, ma guarda un po\' tu, dal magnate del the.
               Sbarcato all\'Immacolatella con i marinai dei bastimenti inglesi alla fine del secolo precedente, andato in scena tra l\'indifferenza generale al Mandracchio, divenuto passatempo degli altoborghesi cacciatori di mode, il calcio si trasforma nel volgere di brevi anni in fenomeno popolare. E spesso la cronaca da rosa diventa nera con episodi di scazzottate prima, poi risse ed invasioni di campo. Sulla scena, si fa per dire, cittadina il Naples non era solo; esistevano la Sportiva Napoli, la Juventus, la Robur, la Ginnastica Partenopea; oltre la grotta di Mergellina, la Bagnolese.  
Mentre al Nord il passatempo di moda diventò presto una disciplina sportiva, a Napoli per lunghi anni continuò ad essere un passatempo. Per cui se due o tre giocatori litigavano con il resto della comitiva, non ci pensavano su due volte per fondare un\'altra squadra, tutta propria. Nel 1911 alcuni soci si staccarono dal Naples e fondarono l\'Internazionale, maglia blu notte, primo presidente Luigi Stolte, che aveva provocato la scissione con Ettore Bayon, Paolo Scarfoglio, lo svizzero Hasso Steinegger, Adolfo Reichlin proprietario delle Cotoniere Meridionali, Augusto Barbati. L\'Internazionale fece le cose il grande: arrivarono calciatori stranieri (Ostermann, Little, Kock, Flowes) e costruì un proprio campo di giuoco ad Agnano, recitandolo con un muro. Per la prima volta gli spettatori furono costretti a pagare un biglietto d\'ingresso, costo cinquanta centesimi.             
  Napoli spendeva gli spiccioli rimasti di un\'Arcadia perduta. Impazzavano il cinematografo e le sciantose del varietà, l\'onore era reclamato e lavato a suon di duelli, nel porto veniva stipata sui bastimenti un\'umanità dolorante. Superficiale, la città prese ad appassionarsi a questo nuovo giuoco. La prima sfida tra Naples ed Internazionale, ai campionati regionali del 1912, fu epica. Furono necessarie cinque partite. All\'andata vinse l\'Internazionale, il ritorno fu appannaggio del Naples. Fu necessaria una bella. Alla presenza di ben (!) trecento spettatori, arbitro il torinese Armanni. Alla fine era pareggio, quindi supplementari ad oltranza. Dopo due ore e ventuno minuti era ancora 1-1 ed era ormai buio. La domenica successiva nuova partita e nuovo pareggio, 2-2. Al quinto tentativo l\'Internazionale battè il Naples. C\'erano volute nove ore.Nella foto, in alto il Naples 1911 e al centro il gagliardetto del Napoli 1926             
            
            
            
            
Nella foto, in alto il Naples 1911 e adestra il gagliardetto del Napoli 1926
« Ultima modifica: 19 Ottobre, 2011, 20:50:51 pm da napoliman »

Napoli(a spasso nel tempo)
« Risposta #11 il: 19 Ottobre, 2011, 16:40:09 pm »
Attila Sallustro, il primo idolo
Battagliavano ancora, Naples ed Internazionale, quando scoppiò la guerra; anzi la Grande Guerra. Nelle trincee in riva al Piave resterà per sempre Valle, un ragazzo del Naples. In città scendevano in campo i riformati, contro formazioni dei calciatori-soldati del distretto militare o delle navi alla fonda. Il calcio ormai stava per diventare il passatempo preferito degli italiani, sempre più giocato, visto, chiacchierato. Quasi a volersi prendere una rivincita su paure, distruzioni, lutti, alla fine della guerra fu un\'esplosione di squadre: un oriundo sudamericano aprì un bar nella Galleria Umberto e fondò una squadra con il nome del proprio locale, Brasiliano; nacquero la Juventus, la Pro Napoli, la Libertas. Ma i club più popolari erano sempre Naples ed Internazionale, anche se quasi puntualmente battute da formazioni provinciali. I bilanci disastrati, il Naples della Pignasecca e l\'Internazionale di via Medina si fusero per diventare Internaples (1922). La proposta - pare, ma gli Erodoto della materia sul dato sono in disaccordo- fu di Giorgio Ascarelli, anche se il primo presidente del nuovo club fu Emilio Reale.

   La divisa di giuoco, maglietta azzurra con risvolti celesti. Continuarono le stagioni di puntuali sconfitte contro Puteolana, Savoia, Bagnolese, Cavese per la squadra che aveva nel suo gagliardetto l\'emblema cittadino del cavallo; ed al bar Brasiliano, ritrovo di sconfortati sostenitori, quattro anni più tardi risuonerà con ironia tutta partenopea la battuta che della squadra segnerà la storia ed il destino: chisto pare \'o ciuccio \'e fechella, trentaseie chiaje e \'a coda fraceta.
   Le delusioni non spengono mai le passioni. Giorgio Ascarelli, assurto alla presidenza, impresse una prima svolta alla filosofia societaria sollecitando l\'inserimento del diciassettenne astro nascente Attila Sallustro accanto ai suoi grandi acquisti, l\'ex nazionale Carcano, giocatore-allenatore, ed una mezzala destinata ad una luminosa carriera, Giuanin Ferrari; lautamente pagati loro due. Nel 1926 con il primo campionato a carattere nazionale nacque, il primo agosto, l\'Associazione Calcio Napoli. Non sarà una stagione esaltante: nemmeno una vittoria, ultimo in classifica e retrocesso, ma salvato d\'autorità dalla Figc. Il primo presidente era stato, naturalmente, il vulcanico Giorgio Ascarelli. Ricco industriale, ebreo, prima di morire quattro estati più tardi trovò il tempo per regalare al Napoli (a proprie spese) il suo primo vero stadio ed il suo primo vero allenatore, William Garbutt.
   Vennero gli anni della scapigliatura. Era il 1930. Napoli impazziva per Attila Sallustro e per Lidia Johnson, vedette delle Folies Bergeres. Una domenica Attila andò al Teatro Nuovo e si accomodò in un palco. Il pubblico scattò in piedi e gli tributò un\'ovazione, interrompendo lo spettacolo. Al termine, nei camerini, la Johnson presentò al campione la figlia Elena, sedicenne ballerina di fila. Aveva come nome d\'arte Lucy D\'Albert e misure mozzafiato: 94, 62, 94. Tra il re dello stadio e la prossima regina del palcoscenico nacque qualcosa. Napoli aveva anticipato quasi di un secolo il costume. Nella foto, Sallustro con la moglie Lucy d’Albert.
« Ultima modifica: 19 Ottobre, 2011, 16:40:27 pm da napoliman »

Online Amnes

Napoli(a spasso nel tempo)
« Risposta #12 il: 19 Ottobre, 2011, 17:04:38 pm »
azz, che topic
 
:clapclap:



Napoli(a spasso nel tempo)
« Risposta #13 il: 19 Ottobre, 2011, 17:13:47 pm »

Con Garbutt, Napoli "grande"                              
Il 23 febbraio 1930, sette mesi dopo l\'inizio dei lavori, fu inaugurato lo stadio regalato alla città da Giorgio Ascarelli, napoletano del Pendino. Era di scena la temibile Juventus di Combi, Mortarotti, Caligaris, Varglien, Viola, Bigatto, Barale, Zanni, Munerati, Cesarini, Orsi. In maglia azzurra Cavanna, Vincenzi, Innocenti, De Martino, Roggia, Zoccola, Perani, Vojak, Sallustro, Mihalic, Buscaglia. Finì due a due, reti di Munerati ed Orsi, doppietta di Buscaglia. Diciassette giorni più tardi, all\'alba del 12 marzo, una peritonite fulminante stroncò Giorgio Ascarelli. La città gli tributò un funerale memorabile, la squadra gli dedicò un pareggio per due a due la domenica successiva sul campo del Milan. Sull\'onda dell\'emozione venne intitolato a lui il suo stadio; salvo a ribattezzarlo Partenopeo qualche anno più tardi, ampliato e rimodernato: sarebbe stato onorato dalla presenza di Hitler, e se qualcuno, non si sa mai, gli avesse raccontato che lo stadio era intitolato ad un ebreo...
               Ascarelli aveva gettato fondamenta solide, il pilastro principale era mister Garbutt; con lui in cinque anni il Napoli su 200 partite ne vinse quasi la metà, 92, pareggiandone 42. Alla presidenza si accomodò il duca Giovanni Maresca di Serracapriola. E non badò a spese. Dal Torino arrivò Enrico Colombari, mediano di ferro ma dal carattere impossibile. Era costato 250mila lire. Dalla radio una canzone faceva sognare gli italiani. "Se potessi avere mille lire al mese...". I napoletani già fantasticavano sfracelli, ma non avevano perso il senso dell\'ironia. La prima volta che Colombari, perso l\'equilibrio, finì a terra, dalle tribune si levò il lazzo mordace: è caduto \'o banco \'e Napule!
               Sallustro andò militare, a tenere in piedi la baracca furono i gol del fiumano di ferro Vojak. Lontano dalla zona scudetto, il Napoli -pur tra debiti, rivolte della squadra, episodi boccacceschi in ritiro- riusciva a resistere nella zona alta della classifica e a nutrire sogni di trionfi internazionali. In Coppa Europa potrebbe centrare l\'obiettivo; contro gli austriaci dell\'Admira arriva alla terza partita ma sul campo neutro di Zurigo crolla clamorosamente per 5 a 0. Accusato di scarso impegno a Sallustro toccarono 2.500 lire di multa e la perdita della fascia di capitano. Offeso per le allusioni alla sua vita privata (\'a russa, Lucy D\'Albert, considerata la causa dello scadimento di forma) al termine di un furibondo litigio con il presidente dell\'epoca, Luigi Savarese, sbatterà la porta e per due mesi non si farà vedere sul campo d\'allenamento.
               Ormai il bel giocattolo era irrimediabilmente rotto. Ed entrò in crisi anche l\'imperturbabile Garbutt, arrivato a Napoli con la segreta speranza di ripetere all\'ombra del Vesuvio le imprese di Genova, dove aveva vinto tre scudetti. Quella stagione si concluse malinconicamente con un settimo posto che concluse l\'era-Garbutt. Salì su un treno, direzione Bilbao. Qualcuno disse di averlo visto piangere. Morto da tempo Ascarelli, via lui, era la fine del primo Napoli da rispettare. Nella foto, Cavanna e Vincenzi due pilastri del Napoli di Garbutt.
            
                  
« Ultima modifica: 19 Ottobre, 2011, 17:14:09 pm da napoliman »

Napoli(a spasso nel tempo)
« Risposta #14 il: 19 Ottobre, 2011, 18:18:58 pm »
che peccato infinito che il campo militare dell\'arenaccia non venga omaggiato come si deve. Un campo di importanza storica enorme, con un potenziale altrettanto grande. Attualmente mi pare che venga usato solo per i ragazzi della Nunziatella che usano la piscina e per le partite di una scuola calcio (ma su questa seconda cosa non sono nemmeno sicuro, figuratevi)