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Mi piacerebbe avviare un centro studi

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Mi piacerebbe avviare un centro studi
« il: 22 Aprile, 2012, 01:09:06 am »
Mi rendo conto che nessuno avrà il tempo per farlo :look:( è ovvio, non c\'è mai tempo ) , sono tanti i "problemi" che dobbiamo affrontare quotidianamente, ma a me piacerebbe. :)
 
Lancio il sasso nello stagno e, se ci fosse qualcuno a cui interessa, mi farebbe enormemente piacere. ;)
 
P.S. senza preclusioni tra "destra" e "sinistra", e senza preclusioni tra "nazionalisti" e "secessionisti", In uno spirito "semplicemente" meridionale.
 
P.P.S. almeno per dirmi: "No, Bruno, non ho tempo ..."  già vi sarei grati :)

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« Risposta #1 il: 22 Aprile, 2012, 13:32:32 pm »
Non ho manco capito cos\'è :bigrin:

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« Risposta #2 il: 22 Aprile, 2012, 13:33:38 pm »
un centro studi meridionalista, niente di particolarmente impegnativo :look:

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« Risposta #3 il: 22 Aprile, 2012, 13:42:14 pm »
Si Bruno, a patto che mi "comandi" perché l\'impegno culturale mi piace ma non penso di essere capace.
LOTTA SUDA E VINCI...SOLO ALLORA MI CONVINCI.

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« Risposta #4 il: 27 Aprile, 2012, 10:37:50 am »
E lo stesso vale per me, vorrei approfondire un po\' le tematiche, quindi potreste cominciare a consigliarmi qualche libro
Il tifoso juventino è apolide, delocalizzato, trapiantato, infiltrato, sempre ospite e mai padrone. non ha appartenenza toponomastica, non ha città, si annida ovunque. esso (sottolineo: esso) diventa tale per mancanza di legame alla sua terra, si lega alla squadra vincente, che diventa l'orfanotrofio degli sfigati. Si sa il matrimonio con la squadra del cuore e' indissolubile, ma quello juventino e' un matrimonio di interesse. Per loro la vittoria non sara' mai goduta, vivendo da infiltrato, non potrà mai gioire. E' degno rappresentante dell'Italia che truffa e ruba e sventola, di nascosto ovviamente, i colori più brutti del mondo.

La mattina andammo a fare riscaldamento al San Paolo, Carlos (Tevez) mi parlava di questo stadio, ma io che ho giocato nel Barça mi dicevo, che sarà mai! Eppure quando misi piede su quel campo sentii un qualcosa di magico, di diverso. La sera quando ci fu l’inno della Champions, vedendo 80.000 persone fischiarci mi resi conto in che guaio ci eravamo messi! Qualche partita importante nella mia carriera l’ho giocata, ma quando sentii quell’urlo fu la prima volta che mi tremarono le gambe! Bene, fu li che mi resi conto che questa non e’ una solo squadra per loro, questo e’ un amore viscerale, come quello che c’è tra una madre ed un figlio! Fu l’unica volta che dopo aver perso rimasi in campo per godermi lo spettacolo!”

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« Risposta #5 il: 27 Aprile, 2012, 11:23:30 am »
ci sono 2 indirizzi di fondo, uno essenzialmente storico l\'altro economico e, ovviamente, ciascuno dei due può essere orientato o all\'epoca della conquista del Regno delle due Sicilie o al dopo, fino ai giorni nostri.
 
Un centro studi, per come la vedo io, deve avere uno scopo ... come qualunque studio di qualunque materia :look:
 
Sulla bibliografia non c\'è problema, ma se prima non chiariamo gli eventuali ambiti, non concretizziamo nulla d\'interessante :)

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« Risposta #6 il: 27 Aprile, 2012, 12:18:33 pm »
ci sono 2 indirizzi di fondo, uno essenzialmente storico l\'altro economico e, ovviamente, ciascuno dei due può essere orientato o all\'epoca della conquista del Regno delle due Sicilie o al dopo, fino ai giorni nostri.
 
Un centro studi, per come la vedo io, deve avere uno scopo ... come qualunque studio di qualunque materia :look:
 
Sulla bibliografia non c\'è problema, ma se prima non chiariamo gli eventuali ambiti, non concretizziamo nulla d\'interessante :)

 
Non si possono seguire entrambe le linee?
Il tifoso juventino è apolide, delocalizzato, trapiantato, infiltrato, sempre ospite e mai padrone. non ha appartenenza toponomastica, non ha città, si annida ovunque. esso (sottolineo: esso) diventa tale per mancanza di legame alla sua terra, si lega alla squadra vincente, che diventa l'orfanotrofio degli sfigati. Si sa il matrimonio con la squadra del cuore e' indissolubile, ma quello juventino e' un matrimonio di interesse. Per loro la vittoria non sara' mai goduta, vivendo da infiltrato, non potrà mai gioire. E' degno rappresentante dell'Italia che truffa e ruba e sventola, di nascosto ovviamente, i colori più brutti del mondo.

La mattina andammo a fare riscaldamento al San Paolo, Carlos (Tevez) mi parlava di questo stadio, ma io che ho giocato nel Barça mi dicevo, che sarà mai! Eppure quando misi piede su quel campo sentii un qualcosa di magico, di diverso. La sera quando ci fu l’inno della Champions, vedendo 80.000 persone fischiarci mi resi conto in che guaio ci eravamo messi! Qualche partita importante nella mia carriera l’ho giocata, ma quando sentii quell’urlo fu la prima volta che mi tremarono le gambe! Bene, fu li che mi resi conto che questa non e’ una solo squadra per loro, questo e’ un amore viscerale, come quello che c’è tra una madre ed un figlio! Fu l’unica volta che dopo aver perso rimasi in campo per godermi lo spettacolo!”

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« Risposta #7 il: 27 Aprile, 2012, 22:21:52 pm »

 
Non si possono seguire entrambe le linee?

luca, per me possiamo seguire tutto, figurati! :)
 
Ma se ci disperdiamo ciascuno su una strada diversa corriamo il rischio di essere dispersivi, tutto qui. Se esprimessimo una base comune, qualunque essa sia, sarebbe infinitamente meglio, perchè non solo potremmo confrontarci, ma anche perchè potremmo produrre un "elaborato" comune.
 
P.S. il vecchio Blog si è perduto sul web dopo i vari crash, con tutte le relative amicizie che avevamo stretto con altri siti meridionalisti. Io vorrei riattivare un Blog meridionalista, utilizzando l\'opportunità che abbiamo sul nostro network.

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« Risposta #8 il: 28 Aprile, 2012, 09:22:55 am »
Ho capito, io non saprei esprimere una preferenza, sono qui per imparare, quindi per me è indifferente.
Il tifoso juventino è apolide, delocalizzato, trapiantato, infiltrato, sempre ospite e mai padrone. non ha appartenenza toponomastica, non ha città, si annida ovunque. esso (sottolineo: esso) diventa tale per mancanza di legame alla sua terra, si lega alla squadra vincente, che diventa l'orfanotrofio degli sfigati. Si sa il matrimonio con la squadra del cuore e' indissolubile, ma quello juventino e' un matrimonio di interesse. Per loro la vittoria non sara' mai goduta, vivendo da infiltrato, non potrà mai gioire. E' degno rappresentante dell'Italia che truffa e ruba e sventola, di nascosto ovviamente, i colori più brutti del mondo.

La mattina andammo a fare riscaldamento al San Paolo, Carlos (Tevez) mi parlava di questo stadio, ma io che ho giocato nel Barça mi dicevo, che sarà mai! Eppure quando misi piede su quel campo sentii un qualcosa di magico, di diverso. La sera quando ci fu l’inno della Champions, vedendo 80.000 persone fischiarci mi resi conto in che guaio ci eravamo messi! Qualche partita importante nella mia carriera l’ho giocata, ma quando sentii quell’urlo fu la prima volta che mi tremarono le gambe! Bene, fu li che mi resi conto che questa non e’ una solo squadra per loro, questo e’ un amore viscerale, come quello che c’è tra una madre ed un figlio! Fu l’unica volta che dopo aver perso rimasi in campo per godermi lo spettacolo!”