Al Cinema Teatro Modernissimo di Telese Terme, davanti a una platea di studenti, Sigfrido Ranucci ha portato molto più di un libro: ha portato la sua storia, la sua voce, la sua idea di giornalismo. Un confronto aperto sulla libertà di stampa, sul senso dell’informazione e sul valore delle scelte. Non a caso la sua ultima opera, che ha superato le 50mila copie vendute, si intitola ‘La Scelta’. Per il conduttore della trasmissione Report la scelta, appunto, di fare giornalismo d’inchiesta è una necessità civile.
Il giornalista è un mestiere difficile che richiede forza, lucidità, rispetto per le persone ma allo stesso tempo è fondamentale mantenersi sempre dentro i binari della verità. E’ un atto che si paga ogni giorno: in solitudine, sotto pressione, tra minacce e ostilità.
Questo Ranucci lo sa bene: per le sue inchieste è costretto a vivere sotto scorta, ma nonostante ciò la ricerca della verità è diventata una vera e propria vocazione. Il giornalismo – ha detto – deve evidenziare storture e anomalie, altrimenti è solo una vetrina della politica.
Ampio spazio è stato dedicato ai giovani, alla necessità di coltivare in loro una nuova generazione di giornalisti curiosi, indipendenti, coraggiosi. Ranucci ha sottolineato quanto il loro sguardo sia fondamentale per costruire un’informazione libera, più attenta e meno superficiale.
Infine una considerazione sull’utilizzo dei social network definiti una straordinaria vetrina pubblica di libertà, ma anche una sorta di “bibliotecario ubriaco” dove diventa sempre più difficile distinguere il vero dal falso: “I dati – ha spiegato il conduttore televisivo – parlano di un Report che è al primo post tra i programmi di informazione televisiva per movimento sui social, questo significa che le nostre strategie sono puntuali e azzeccate e credo che ci sia bisogno di giornalismo accreditato e credibile. I social sono una grande piattaforma di libertà ma anche una sorta di bibliotecario ubriaco dove non si sa sempre se un’informazione è doc”
L’intervista nel servizio video